Instagram lancia la mappa per trovare gli amici: come funziona e come tutelare la privacy

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Tra le novità introdotte da Instagram all’inizio di agosto, una delle più discusse è senza dubbio la funzione "Mappa", che permette agli utenti di condividere la propria posizione con una cerchia ristretta di contatti. Sebbene l’idea non sia nuova – Snapchat, infatti, aveva già implementato anni fa un sistema simile con "Snap Map" – la scelta di Meta ha riacceso il dibattito sulla tutela dei dati personali, soprattutto considerando che il social è utilizzato da oltre un miliardo di persone.

A differenza del modello di Snapchat, che aggiorna la posizione in tempo reale, Instagram registra le coordinate geografiche solo quando l’app viene aperta, riducendo – almeno in teoria – i rischi legati a un tracciamento continuo. La funzione, accessibile tramite le impostazioni di condivisione, può essere attivata o disattivata in qualsiasi momento, ma la sua introduzione ha sollevato non poche domande su come i dati di localizzazione verranno gestiti e archiviati.

Non è la prima volta che il social fondato da Kevin Systrom "prende in prestito" funzionalità da altre piattaforme: basti pensare alle "Stories", mutuate da Snapchat nel 2016, o al recente tasto "Repost", che consente di condividere post e Reel senza ricorrere a screenshot o app esterne. Quest’ultimo, ancora in fase di rollout, non è visibile a tutti gli utenti, ma alcuni – tra cui chi gestisce profili professionali – lo hanno già notato.

L’arrivo della mappa, tuttavia, rappresenta un salto ulteriore, poiché tocca un tema sensibile come la geolocalizzazione. Se da un lato può essere utile per organizzare incontri o condividere viaggi con amici stretti, dall’altro espone a potenziali abusi, soprattutto in casi di stalking o situazioni di vulnerabilità. Per questo, molti esperti suggeriscono di limitarne l’uso a contatti fidati o di disattivarla del tutto se non strettamente necessaria.

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