Il cielo di Pesaro e della Liguria illuminato da un bolide: il frammento di asteroide si è disintegrato a 50 km di quota
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La notte tra il 23 e il 24 aprile 2026 ha regalato uno spettacolo raro a chi, alzando lo sguardo verso la volta celeste, si è trovato di fronte a un improvviso bagliore accecante. Poco dopo la mezzanotte, un bolide di straordinaria magnitudine, stimata intorno a -13 (un valore che gli esperti paragonano alla luminosità della Luna piena), ha solcato l’atmosfera risultando visibile in un’area geografica vastissima, che dalla zona di Pesaro si è estesa fino alla Liguria e oltre i confini nazionali. Non si è trattato di un semplice流星, bensì di un fenomeno più complesso: un meteoroide – un frammento di asteroide o cometa – è penetrato a velocità elevatissime, causando quel lampo intenso e rapido che ha catturato l’attenzione di molti cittadini e degli addetti ai lavori.
L’analisi della rete Prisma e la collaborazione italo-francese
A distanza di poche ore, la ricostruzione scientifica dell’evento ha preso forma grazie al lavoro della rete nazionale Prisma, coordinata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), e alla collaborazione con la controparte francese Fripon. Un contributo decisivo, in tal senso, è arrivato dalla camera all-sky installata presso il Parco Scientifico di Monte Viseggi, strumento che ha permesso di incrociare i dati visuali con quelli strumentali. Chi ha documentato il fenomeno per primo in visuale sono stati gli astrofili Valeria Gnarini e Lorenzo Natali; la loro tempestiva segnalazione ha infatti attivato le procedure di verifica, consentendo di raccogliere osservazioni da ben dodici postazioni differenti, delle quali cinque italiane e sette francesi. È stata proprio questa ampia copertura territoriale a rendere possibile una ricostruzione accurata della traiettoria atmosferica e dell’orbita del originario, escludendo fin da subito interpretazioni affrettate.
Un asteroide di tipo Apollo e la definitiva esclusione delle Liridi
Le analisi condotte hanno rivelato la natura profonda del visitatore spaziale: si trattava di un di natura asteroidale, tecnicamente classificabile nell’orbita degli asteroidi di tipo Apollo, entrato nell’atmosfera a una velocità di circa 30 chilometri al secondo. Questo dato, puramente cinematico, è stato fondamentale per fugare ogni dubbio relativo alla natura dell’evento; la velocità relativamente bassa (se paragonata ad altri fenomeni simili) ha infatti permesso di escludere con certezza l’associazione con il celebre sciame meteorico delle Liridi, le cui meteore, solitamente, viaggiano a velocità sensibilmente più elevate, attestandosi intorno ai 45 km/s. I frammenti che generano le comuni "stelle cadenti", insomma, seguono dinamiche differenti rispetto a quella osservata in questo specifico bolide.
La completa disintegrazione ad alta quota: “Asteroide sì, meteoriti no”
Nonostante la spettacolarità della scia – caratterizzata da una particolare e suggestiva tonalità verdastra nel video girato nella zona della Tombaccia, dove si intravede la sagoma del monte Carpegna – il destino di questo masso spaziale si è compiuto interamente in cielo. Secondo i dati diffusi da Inaf/Sorvegliati Spaziali, l’oggetto si è completamente disintegrato a causa dell’intenso attrito con l’atmosfera, estinguendosi a una quota di circa 50 chilometri sul livello del suolo. La distinzione, in questi casi, è fondamentale per comprendere la dinamica: il fenomeno luminoso che abbiamo visto è tecnicamente una “meteora”; solo qualora una parte solida del sopravviva alla furia dell’impatto atmosferico e raggiunga il suolo si può parlare di “meteorite”. In questa circostanza, gli esperti sono stati categorici: “Asteroide sì, meteoriti no”, decretando così la fine della corsa di questo frammento di roccia spaziale senza che vi fosse alcuna conseguenza per il territorio sottostante, ma lasciando un ricordo indelebile in chi ha avuto la fortuna di osservare il suo passaggio in quella notte di fine aprile.




