Il filtro anti-spoofing blocca milioni di chiamate, ma il telemarketing selvaggio non si placa
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Redazione Economia
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Nonostante l’entrata in vigore, ormai una settimana fa, della seconda fase del filtro anti-spoofing voluto dall’Agcom, molti telefoni continuano a squillare insistentemente, dimostrando come il fenomeno del telemarketing selvaggio resti un avversario tenace. L’Autorità, tracciando un primo bilancio dell’efficacia del provvedimento, ha tuttavia segnalato “un’ampia diffusione” delle attività illecite, un dato emerso con chiarezza dall’analisi dei flussi intercettati. Il meccanismo, che è stato attivato il 19 novembre scorso, è stato progettato con l’obiettivo preciso di impedire il transito delle chiamate in ingresso che, pur utilizzando numerazioni nazionali, vengono generate al di fuori dei confini italiani, fatta eccezione per quei clienti che si trovano effettivamente in roaming.
L’efficacia del blocco in numeri
I dati raccolti dall’Agcom, forniti dai principali operatori di telefonia, dipingono un quadro impressionante della portata del fenomeno. Nel breve arco di tempo compreso tra il 19 e il 23 novembre, il filtro ha bloccato la strabiliante cifra di 22,55 milioni di chiamate illecite, con un picco giornaliero che ha toccato i 7,5 milioni. Queste telefonate, che all’apparenza provenivano da normali numeri di cellulare italiani – una finzione che spinge molti a rispondere –, in realtà hanno origine dall’estero, orchestrate da call center invasivi e operanti in un cono d’ombra legale. L’analisi ha evidenziato, in alcuni casi, percentuali di chiamate bloccate che oscillano tra il 50% e il 90% del totale, un segnale che conferma l’entità di una pratica fraudolenta su vasta scala.
Le ragioni di una resistenza
La persistenza delle chiamate moleste, nonostante l’efficacia dimostrata dallo scudo, si spiega con la capacità di adattamento degli operatori illeciti, i quali stanno già sperimentando nuove strategie per eludere i controlli. Se da un lato il filtro anti-spoofing intercetta e ferma milioni di tentativi di mascherare numeri esteri con prefissi italiani, dall’altro gli stessi call center clandestini potrebbero iniziare a utilizzare numerazioni internazionali in chiaro, oppure ricorrere a tecnologie alternative, come quelle basate su internet, che risultano più difficili da tracciare e bloccare in modo sistematico. Questo rende la battaglia contro il telemarketing aggressivo una partita dai confini mobili, dove a ogni contromisura corrisponde una nuova, probabile insidia.
Il quadro generale e le prospettive
I primi riscontri, sebbene provvisori, offrono una fotografia inequivocabile della pervasività dello spoofing, una pratica che sfrutta la fiducia degli utenti nei confronti dei numeri nazionali. L’Agcom, pur avendo messo in campo uno strumento potentissimo che sta funzionando come previsto, si trova a dover constatare la natura dinamica e sfuggente del problema. La mole di chiamate bloccate, se da una parte testimonia il successo tecnico dell’iniziativa, dall’altra rivela l’esistenza di un business illecito di proporzioni massive, che non si arresterà facilmente e che richiederà, con ogni probabilità, un costante aggiornamento delle difese e una vigilanza continua.




