Giornata mondiale delle emoji, una rivoluzione silenziosa da dieci miliardi di messaggi al giorno

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Quello che un decennio fa poteva sembrare un giovanile capriccio digitale è oggi un linguaggio universale, capace di superare confini e barriere linguistiche con un semplice tap sullo schermo. Le emoji, nate in Giappone alla fine degli anni Novanta ma esplose globalmente con l’avvento degli smartphone, hanno conquistato ogni angolo della comunicazione online: dai messaggi privati ai post sui social, fino alle email di lavoro, dove – pur tra qualche resistenza – hanno iniziato a fare capolino. Se nel 2015 si contavano circa sei miliardi di invii quotidiani, oggi la cifra ha superato abbondantemente i dieci miliardi, numeri che testimoniano una trasformazione radicale nel modo in cui ci esprimiamo.

La scelta del 17 luglio come data per celebrare il World Emoji Day non è casuale: è il giorno raffigurato sull’icona del calendario presente nel set originario, un dettaglio che, nella sua apparente banalità, sintetizza perfettamente l’ironia e la semplicità di questo fenomeno. A istituire la ricorrenza, nel 2014, è stato Jeremy Burge, creatore di Emojipedia, l’archivio online che cataloga e spiega il significato di ogni simbolo, diventato un punto di riferimento per utenti e aziende. Nonostante le critiche iniziali di chi le considerava un impoverimento del linguaggio, le emoji hanno dimostrato di poter veicolare sfumature emotive che le sole parole faticano a trasmettere, complici anche le differenze culturali.

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