La carta Pikachu Illustrator di Logan Paul venduta per 16,5 milioni di dollari: è il nuovo record per un oggetto da collezione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il mercato delle carte collezionabili ha registrato una nuova, straordinaria plusvalenza che pochi avrebbero osato pronosticare solo qualche anno fa, quando si parlava ancora di semplici passatempi per ragazzi. Logan Paul, personaggio televisivo nonché wrestler professionista con un seguito multimilionario sui social network, ha ceduto la sua celeberrima carta Pikachu Illustrator a una cifra che ha dell’incredibile: 16,492 milioni di dollari, inclusa la commissione per la casa d’aste, triplicando di fatto l’investimento originario risalente al 2021, quando l’aveva acquistata per 5,275 milioni. L’asta, gestita dalla prestigiosa casa Goldin con sede nel New Jersey, ha visto susseguirsi per 41 giorni ben novantasette offerte, con un’accelerazione finale che ha portato il prezzo ben oltre le aspettative della vigilia. L’aggiudicatario, il venture capitalist A.J. Scaramucci, è figlio d’arte: il padre Anthony, finanziere di lungo corso, è stato per un breve periodo alla direzione delle comunicazioni della Casa Bianca durante il primo mandato di Donald Trump. Curioso, se si pensa alla traiettoria politica della famiglia Scaramucci e all’attuale presidenza Trump, come certi nomi continuino a riaffiorare nelle cronache, seppur per vicende legate al pop globale e al collezionismo più sfrenato. A.J. Scaramucci, dal canto suo, ha già annunciato che questo è solo il primo passo di una personale “caccia al tesoro planetaria”, che includerebbe, a suo dire, fossili di tirannosauro e persino una copia della Dichiarazione d’Indipendenza americana.
Il Sacro Graal dei collezionisti e la certificazione PSA 10
Ciò che rende questo pezzo un unicum nel suo genere, al di là della cifra da capogiro che ha raggiunto, è la sua natura intrinseca di oggetto mitologico per gli appassionati del franchise giapponese. La Pikachu Illustrator, disegnata da Atsuko Nishida – la stessa che ha creato il personaggio di Pikachu – non è mai stata messa in commercio: veniva distribuita esclusivamente ai vincitori di un concorso di illustrazione indetto dalla rivista nipponica CoroCoro Comics tra il 1997 e il 1998. Si stima che ne esistano al massimo una quarantina di copie, forse qualcuna di meno, sparse per il mondo in collezioni private e spesso in condizioni non perfette. Quella di Logan Paul, invece, è l’unica ad aver ottenuto il prestigioso rating PSA 10, una certificazione che garantisce lo stato di conservazione come “virtualmente perfetto”, senza il minimo graffio, senza imperfezioni, e con i colori originali immacolati dopo quasi trent’anni. Un tale livello di rarità, sommato alla domanda crescente di memorabilia legate al mondo dei Pokémon – che negli ultimi anni ha surclassato perfino il mercato delle carte sportive – ha fatto lievitare il valore in modo esponenziale. Goldin, la casa organizzatrice, non ha esitato a definirlo il “Santo Graal” per eccellenza, un trofeo che ogni collezionista avrebbe sognato di esporre nella propria teca.
La messinscena e la certificazione del Guinness dei Primati
La vendita non è stata una semplice transazione commerciale, ma un vero e proprio evento mediatico seguito in diretta streaming, con tanto di coriandoli e interventi a sorpresa. Sarah Casson, giudice ufficiale del Guinness dei Primati, era presente per certificare dal vivo il nuovo record mondiale, che non riguarda solo le carte Pokémon ma tutte le carte da collezione in assoluto. Logan Paul, che della carta aveva fatto un accessorio scenico indossandola durante il suo ingresso sul ring a WrestleMania 38 nel 2022, l’aveva fatta incastonare in una vistosa collana tempestata di diamanti dal valore stimato di 75.000 dollari, e ha voluto che quella stessa collana finisse al collo del nuovo proprietario A.J. Scaramucci al momento della conclusione dell’asta. Una messinscena che ha dell’incredibile, se ci si ferma a pensare alla natura effimera di un pezzo di cartone, ma che fotografa perfettamente l’epoca in cui viviamo, dove l’immateriale si fonde con il desiderio di possesso più materiale che ci sia. La cifra pagata, comprensiva degli accessori, schiaccia ogni precedente confronto: il vecchio primato per una carta sportiva, detenuto da una doppia firma Logoman di Michael Jordan e Kobe Bryant, si fermava a 12,93 milioni di dollari, una bella differenza.
La liquidità cercata e il nuovo corso del collezionismo
Nonostante Paul si sia sempre presentato come un collezionista e non come un rivenditore – e in effetti la sua passione per le carte rare è nota e documentata – la decisione di privarsi del pezzo forte della sua raccolta sembra avere radici piuttosto concrete. Il wrestler ha confessato candidamente, nel corso della serie Netflix “King of Collectibles: The Goldin Touch”, di aver bisogno di liquidità, anche per far fronte alle spese del suo matrimonio con la modella danese Nina Agdal, celebrato nell’agosto del 2025 sul Lago di Como in grande stile. L’operazione, conclusa con un profitto di oltre dieci milioni di dollari al netto dell’investimento iniziale, gli consentirà di guardare con maggiore serenità al futuro, ma apre anche uno squarcio interessante sul mondo del collezionismo inteso come asset class. La compravendita di cimeli, un tempo relegata a pochi eletti e a mercatini polverosi, si è trasformata in una bolla finanziaria paragonabile a quella dell’arte contemporanea o delle criptovalute. La figura di Scaramucci junior, che annuncia di voler collezionare reperti paleontologici e cimeli storici, è emblematica di questa deriva: si acquistano oggetti unici non per passione, ma per costruire un tesoro che sia al contempo status symbol e investimento patrimoniale, in un’epoca in cui la ricchezza finanziaria cerca disperatamente rifugi sicuri e narrativamente appaganti.




