Juventus e Pafos, i tre punti pesano ma Spalletti non si nasconde
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Redazione Sport
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La vittoria è arrivata, necessaria per continuare a sperare negli ottavi di Champions League, eppure il volto di Luciano Spalletti, al termine di Juventus-Pafos, era tutt’altro che sereno. "Era fondamentale vincere", ha ammesso il tecnico, "perché è con le vittorie che si mettono a posto tante cose", ma il suo tono, abbastanza scuro, tradisce una valutazione che va ben oltre il semplice risultato. Quello che ha visto in campo, in alcuni frangenti, non lo ha convinto, anzi: "Bisognava fare di più. In alcuni momenti si è fatto il minimo, ho visto anche situazioni imbarazzanti". Una dichiarazione che squarcia il velo di un successo fondamentale per le ambizioni europee, ma insufficiente a cancellare le ombre di una prestazione non all'altezza. La partita, diretta sull'app Prime Video per i clienti Sky abbonati al servizio, è stata affidata allo spagnolo Jesus Gil Manzano, coadiuvato dagli assistenti Angel Nevado e Guadalupe Porras Ayuso e con José Luis Munuera come quarto uomo.
Il modulo e le scelte tattiche
Per blindare il posto nei playoff, Spalletti ha confermato l'undici visto nella precedente sfida contro il Napoli, schierando il 3-4-2-1 con Di Gregorio tra i pali, una difesa a tre composta da Kalulu, Kelly e Koopmeiners, e i due esterni McKennie e Cambiaso a movimentare le fasce. A centrocampo, accanto a Locatelli, è stato scelto Miretti, mentre la trequarti ha visto Zhegrova e Yildiz alle spalle dell'unica punta Jonathan David. Di fronte, il Pafos di Carcedo ha risposto con un 4-2-3-1 che puntava su Anderson Silva come terminale offensivo, supportato da Correa, Dragomir e Orsic, con l'ex juventino Barrenechea regista di una mediana dove agiva anche Pepé. Una sfida che, sulla carta, vedeva i bianconeri nettamente favoriti, ma il cui svolgimento ha riservato momenti di fatica e di poca chiarezza.
Il clima dopo la sconfitta di Napoli
L’ambiente, del resto, non era dei più leggeri già dal rientro alla Continassa dopo la “notte di Napoli”, sconfitta che aveva lasciato un sentimento di profonda amarezza e scoramento nello spogliatoio, non tanto per il risultato in sé quanto per la verità di una prova opaca e deludente emersa al Maradona. Non ci sono state, a quanto si apprende, ramanzine pubbliche o difese d’ufficio da parte della dirigenza; è prevalso piuttosto un silenzio carico di riflessione, lo stesso che ha caratterizzato Spalletti dopo quella partita. Un clima che la vittoria contro il Pafos ha mitigato soltanto in parte, senza riuscire a dissipare del tutto le nuvole che si erano addensate. La qualificazione, per quanto più vicina, rimane un obiettivo da conquistare con un gioco di maggior personalità e coraggio.
L'altro duello sulla panchina
La serata di Champions ha offerto anche lo spunto per un altro incontro, benché a distanza, tra due volti noti del calcio italiano: Antonio Conte e José Mourinho. L'allenatore del Napoli, infatti, si è ritrovato idealmente a sfidare il portoghese, impegnato in un'altra sede europea dove ha scelto di puntare su Ivanovic come unica punta, lasciando Pavlidis in panchina, e di affidare il centrocampo all'ex juventino Barrenechea nel tentativo di una difficile rimonta. Due filosofie di gioco e due carismi che continuano a polarizzare l’attenzione, anche quando le loro strade si separano. Mentre la Juventus cerca di ritrovare se stessa, il mondo del calcio osserva questi movimenti, consapevole che ogni dettaglio tattico e ogni reazione di un allenatore contribuiscono a scrivere la storia di una stagione.




