Microsoft accusa hacker cinesi per l’attacco globale a SharePoint: migliaia di organizzazioni ancora a rischio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un’ondata di cyberattacchi ha preso di mira i server on-premise di SharePoint, la piattaforma di Microsoft dedicata alla gestione collaborativa di contenuti, scatenando allarme tra aziende, università e istituzioni governative. Secondo quanto riportato dall’azienda di Redmond in un post sul proprio blog, dietro le violazioni si celerebbero gruppi hacker legati alla Cina, attivi da anni in operazioni di spionaggio e furto di proprietà intellettuale.

La falla, classificata come zero-day – ovvero sconosciuta prima della sua scoperta –, è stata sfruttata per infiltrarsi nei sistemi di enti pubblici e privati, con particolare attenzione al settore energetico e alle telecomunicazioni. Sebbene Microsoft abbia rilasciato una patch d’emergenza per tamponare l’emergenza, la società di sicurezza Censys stima che oltre diecimila organizzazioni potrebbero ancora essere esposte, lasciando aperta la porta a potenziali nuovi attacchi, incluso il rischio di un’epidemia ransomware.

I gruppi identificati, ribattezzati Linen Typhoon e Violet Typhoon, opererebbero dalla metà degli anni Dieci, perfezionando tecniche sempre più sofisticate. A questi, si aggiungerebbe un terzo attore, *Storm-2603*, anch’esso con presunti legami con Pechino. «Abbiamo osservato un’attività coordinata che sfrutta vulnerabilità non completamente corrette già a inizio luglio», ha precisato Microsoft, sottolineando come gli hacker abbiano agito su versioni self-hosted del software, quelle installate direttamente dai clienti e non gestite in cloud.

La dinamica degli attacchi riporta alla luce il tema della sicurezza informatica, con particolare riferimento alle infrastrutture critiche. Se da un lato le autorità statunitensi – incluso il presidente Trump – hanno spesso denunciato il presunto coinvolgimento cinese in operazioni di cyberwarfare, dall’altro Pechino ha sistematicamente respinto ogni accusa, definendola «infondata». Intanto, le aziende colpite si trovano a fare i conti con possibili fughe di dati, mentre gli esperti invitano ad aggiornare immediatamente i sistemi per evitare danni peggiori.

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