Bruxelles rivede gli obiettivi sulle auto elettriche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A Bruxelles, il piano per rivedere gli obiettivi sulle auto elettriche sembra prendere forma, con l'eliminazione delle multe per chi non raggiunge gli obiettivi di riduzione delle emissioni a partire dal prossimo anno. Le case automobilistiche europee, che da tempo chiedevano un allentamento delle normative, possono finalmente tirare un respiro di sollievo. L'Unione europea, infatti, si prepara ad ammorbidire gli obiettivi legati al passaggio alle auto elettriche entro il 2035, con un numero crescente di sostenitori della revisione della direttiva in materia.

Il Partito Popolare Europeo (Ppe), il gruppo di centrodestra più grande del Parlamento europeo, al quale appartengono molti membri della Commissione, inclusa la presidente Ursula von der Leyen, ha chiesto una revisione delle politiche comunitarie sull’automobile. Tra le richieste, vi è il rinvio o l'alleggerimento delle regole sulle emissioni di CO2 previste per il 2025 e la modifica del divieto al motore termico per dare spazio a biocarburanti ed e-fuel entro il 2035. Tuttavia, Bruxelles si mostra contraria ai ripensamenti, mantenendo una posizione ferma sulle politiche ambientali.

La crisi dell’auto, che ha colpito duramente il Sud Italia, ha spinto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a lanciare un monito all’Europa: è necessario cambiare passo sulle politiche industriali e sull’energia. Durante la celebrazione degli 80 anni della Confindustria irpina, tenutasi al teatro Carlo Gesualdo di Avellino, Orsini ha sottolineato l'importanza di scelte coraggiose, anche cambiando senso di marcia rispetto ad alcune decisioni assunte dalla scorsa Commissione.

Per Acea, l'associazione europea dei costruttori di automobili, la priorità più urgente è rivedere gli obiettivi al 2025 delle norme Ue sul taglio delle emissioni di CO2 per le nuove auto. Secondo Acea, è fondamentale ottenere la certezza da parte della Commissione europea che le case automobilistiche non siano costrette a pagare multe che potrebbero costare fino a 15 miliardi di euro.

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