La cinese Fih respinge l'offerta di Kkcg Maritime su Ferretti, confermando il controllo sul gruppo degli yacht di lusso
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Redazione Economia
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Ferretti International Holding, la holding di controllo del noto gruppo nautico, ha preso atto dell'offerta pubblica di acquisto parziale lanciata da Kkcg Maritime, per poi respingerla con una dichiarazione formale e netta. L’azienda, che fa capo al colosso industriale cinese Weichai, ha infatti comunicato di non accettare e di non avere alcuna intenzione di accettare la proposta avanzata dall’investitore ceco, il quale mirava ad accrescere la propria partecipazione nel capitale sociale del gruppo che controlla marchi prestigiosi come Riva, Pershing e Wally. Una mossa, quella della società cinese, che chiude bruscamente – almeno per il momento – una partita apertasi sullo scacchiere finanziario del lusso nautico, dove si contendono quote operatori globali con risorse ingenti.
La strategia di lungo periodo e la difesa del controllo
Nella sua nota, la holding cinese ha voluto riaffermare, in maniera perentoria, la propria forte fiducia nella strategia di lungo periodo di Ferretti, nei suoi fondamentali industriali e nelle prospettive di crescita che essi incarnano. Tale posizione, del resto, non rappresenta una novità assoluta, considerando che Fih detiene già una quota di controllo pari al 38,2% del capitale e che, secondo quanto trapelato, intende nominare la maggioranza del consiglio di amministrazione in occasione della prossima assemblea. Alcuni, tra l’altro, ipotizzano che l’azionista di riferimento potrebbe perfino valutare un ulteriore aumento della propria partecipazione, una mossa che consoliderebbe ulteriormente la sua influenza sulle decisioni strategiche del gruppo, il quale continua a navigare in acque redditizie nonostante le turbolenze dei mercati internazionali.
Il contesto degli appetiti finanziari sul Made in Italy
La vicenda si inserisce in un panorama più ampio, che vede il settore del lusso, e in particolare quello degli yacht di altissima gamma, attrarre capitali da ogni angolo del globo, i quali cercano non solo un ritorno economico ma anche il prestigio intrinseco del marchio “Made in Italy”. Ferretti Group, quotata in borsa, è da tempo nel mirino di diversi facoltosi investitori, tra cui soggetti arabi e, appunto, la ceca Kkcg Maritime, già azionista di minoranza, che con la sua opa parziale e condizionata puntava ad arrivare a detenere quasi il 30% del capitale. Dinamiche simili, del resto, non sono estranee al tessuto imprenditoriale nazionale, dove gioielli industriali diventano spesso oggetto di contese finanziarie che, talvolta, si risolvono in aule di tribunale, come dimostrano alcune intricate inchieste giudiziarie su passaggi di proprietà opachi, condotte senza fare nomi e rispettando le parti in causa.
Le implicazioni e lo scenario futuro
Il rifiuto opposto dalla holding cinese, per quanto deciso, non spegne automaticamente gli interessi esteri verso il costruttore di yacht, ma delinea uno scenario in cui il controllo attuale intende mantenere saldamente le redini del progetto industriale. La mossa di Kkcg Maritime, che ha provocato una reazione immediata, evidenzia la tensione tra la stabilità gestionale garantita dall’azionista di riferimento e le ambizioni di altri soggetti che vedono nel gruppo un asset di valore. La situazione, osservata dagli analisti, rimane quindi fluida, con l’azionista cinese che sembra voler sfruttare ogni leva a sua disposizione per preservare l’indirizzo strategico dell’azienda, evitando ingerenze che potrebbero modificarne il corso. Nel mondo della nautica da diporto, dove i capitali si muovono silenziosi come le imbarcazioni in rada, la partita per Ferretti dimostra come il fascino del brand italiano possa innescare operazioni finanziarie di alto livello.




