Cile, terremoto di magnitudo 6,9 vicino Calama: blackout e frane, ma nessun allarme tsunami

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La terra ha tremato con violenza nel nord del Cile, dove un sisma di magnitudo 6,9 è stato registrato nel pomeriggio di lunedì 25 maggio, seminando paura ma – va detto subito – senza provocare vittime o conseguenze tragiche.

L’epicentro della scossa, secondo il Centro Sismologico Nazionale (CSN), è stato localizzato a circa 20 chilometri a nord-est della città di Calama, nella regione di Antofagasta, mentre l’ipocentro si sarebbe attestato a una profondità di circa 100 chilometri nel cuore del deserto di Atacama.

Il movimento tellurico, che ha raggiunto il grado sei della scala Mercalli in diversi comuni dell’area, è stato avvertito distintamente in almeno quattro regioni del Paese: Arica e Parinacota, Tarapacá, Antofagasta e Atacama, innescando l’immediata attivazione dei protocolli di emergenza da parte delle autorità locali.

Nessun rischio tsunami, ma oltre 27mila utenze senza corrente

La prima rassicurazione – fondamentale in un Paese che ha nella memoria collettiva le devastanti onde del 2010 – è arrivata dal Servizio idrografico e oceanografico della Marina cilena (SHOA), il quale ha escluso categoricamente qualsiasi pericolo di tsunami lungo le coste, dichiarando che le caratteristiche del sisma non erano compatibili con la formazione di onde anomale. La scossa principale, seguita da almeno una decina di repliche di minore intensità (la più forte delle quali di magnitudo 4,3), ha invece causato disagi significativi alla rete di distribuzione elettrica.

Secondo i dati diffusi dalla Superintendencia de Electricidad y Combustibles (SEC), sono stati circa 27.227 i clienti rimasti senza luce, con la maggior parte delle interruzioni concentrate proprio nella comuna di Calama. A questi si sono aggiunti problemi di approvvigionamento idrico, dovuti alla rottura di alcune condutture che ha lasciato a secco circa quattromila utenze, anche se è stata attivata una linea di fornitura alternativa per limitare i disagi.

Danni a supermercati e scuole chiuse, le miniere sotto controllo

Le immagini diffuse sui social network e riprese dalle televisioni locali raccontano di una città messa sottosopra, con i supermercati che hanno visto la merce crollare dagli scaffali e i corridoi invasi da vetri rotti e lamiere divelte. Le autorità hanno confermato danni minori alle abitazioni (con alcune perdite di muri esterni e finestre infrante) e la caduta di calcinacci.

A scopo puramente precauzionale, il Ministero dell’Istruzione ha disposto la chiusura delle scuole e la sospensione delle lezioni per l’intera giornata di martedì 26 maggio nella città di Calama, in attesa di verifiche tecniche sulla staticità degli edifici. Un capitolo a parte riguarda le miniere, cuore pulsante dell’economia locale.

La statale Codelco, che gestisce alcuni dei più importanti giacimenti di rame del mondo (situati proprio in questa regione), ha riferito di dover interrompere temporaneamente alcune attività a causa della scarsa visibilità nei tunnel e per permettere le ispezioni di sicurezza; non risultano invece conseguenze per le operazioni di BHP e Antofagasta, le quali hanno dichiarato di aver subito solo disagi marginali.

Il Servizio nazionale per la prevenzione e risposta ai disastri (Senapred) ha confermato anche la presenza di frane e smottamenti lungo alcune arterie stradali, in particolare quelle che collegano Calama con San Pedro de Atacama, senza però bloccare completamente la viabilità principale.

Il Cile e la sua millenaria convivenza con i terremoti

Non stupisce, del resto, la relativa calma con cui la popolazione ha affrontato l’emergenza, se si considera che il Cile è storicamente uno dei paesi più sismici del pianeta. Situato lungo il cosiddetto “Cinturone di fuoco” del Pacifico, il territorio cileno è teatro dell’eterno scontro tra la placca di Nazca e quella Sudamericana, un processo di subduzione che genera energia in quantità immense e che periodicamente si scarica sotto forma di forti scosse.

La memoria storica degli eventi catastrofici è lunga e dolorosa, basti pensare al terremoto di Valdivia del 1960 (magnitudo 9,5, il più forte mai registrato al mondo) o a quello dell’85 (magnitudo 8,8). Per questo, forse, un sisma di magnitudo 6,9 – pur avendo provocato momenti di autentico terrore e danni materiali non indifferenti – non viene considerato dai cittadini cileni un evento eccezionale.

Le operazioni di monitoraggio sono comunque proseguite per tutta la notte, con gli enti di protezione civile che hanno mantenuto alta la guardia per verificare eventuali cedimenti strutturali nelle zone più colpite, dove migliaia di persone hanno trascorso ore di apprensione tra interruzioni di corrente e la paura che la terra potesse riprendere a tremare in qualsiasi istante.

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