Capodanno di fuoco: botti illegali provocano morti e feriti in tutta Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte di San Silvestro ha lasciato dietro di sé, ancora una volta, un pesante strascico di sangue e dolore, confermando la pericolosità dei botti illegali che, nonostante gli appelli e le ordinanze, continuano a segnare le festività. Il bilancio nazionale, seppur con un lieve calo negli interventi dei Vigili del Fuoco, è costellato di incidenti gravi, alcuni dei quali con esito fatale, che hanno visto protagonisti, loro malgrado, decine di persone in diverse regioni. Napoli e la sua provincia, in particolare, fanno registrare un preoccupante balzo in avanti del numero dei feriti, mentre a Roma un uomo ha perso la vita in circostanze tragiche, dissanguato dopo l'esplosione di un petardo. Episodi di violenza, risse e incendi, senza dimenticare gli animali colpiti dal panico, hanno fatto da cornice a una festa che, in troppi casi, è sfuggita a ogni controllo.

L'aumento dei casi nel Napoletano

Nella provincia di Napoli, dove si concentra quasi un terzo degli interventi sanitari legati ai festeggiamenti, i pronto soccorso hanno lavorato senza sosta, accogliendo ben 57 persone, undici delle quali minorenni. Un dato, questo, che segna un aumento significativo rispetto ai 36 feriti dello scorso anno e che fotografa una tendenza preoccupante. Quasi tutti gli accessi, ad eccezione di un episodio a Giugliano riconducibile a colpi d'arma da fuoco, sono stati causati dall'esplosione di materiale pirotecnico, con lesioni che vanno dalle ustioni alle amputazioni delle dita e alle lesioni oculari. Particolarmente emblematico è il caso di un giovane romano, un 24enne che, durante la sua permanenza a Napoli, è rimasto coinvolto in una doppia esplosione, riportando ferite tali da costargli la perdita delle dita, un episodio che sottolinea come il pericolo sia trasversale e non conosca confini.

La tragedia nella Capitale e gli altri bilanci

A Roma, dove i vigili urbani hanno parlato di una notte relativamente tranquilla, la conta dei feriti ammonta a 28, ma a spezzare il clima di festa è stato un episodio di esito mortale. Un uomo, infatti, è deceduto per un'emorragia causata dallo scoppio di un petardo, un fatto che ha gettato un'ombra su tutti i festeggiamenti e che riporta l'attenzione sulla letalità di questi oggetti, spesso maneggiati con superficialità. A Torino i feriti sono stati tre, mentre a Milano, oltre ad alcuni ricoveri, si sono registrate diverse risse. In Emilia-Romagna, invece, i Vigili del Fuoco sono stati i più impegnati d'Italia per numero di interventi, principalmente legati a incendi di varia entità divampati a causa della caduta di bengala o botti.

Un rischio persistente nonostante i divieti

La sequenza di eventi, che ha impegnato le forze dell'ordine e il personale sanitario in tutta la Penisola, dimostra come il fenomeno dell'uso improprio e illegale dei fuochi d'artificio resti endemico. Le campagne di sensibilizzazione, così come le restrizioni legislative, non sono state sufficienti a scalfire una tradizione pericolosa che, ogni anno, miete vittime e intasa i reparti di pronto soccorso. I dati, d'altronde, parlano da soli: dietro ai numeri, che qualcuno potrebbe definire in calo rispetto al passato, si nascondono storie personali di dolore permanente, di famiglie sconvolte e di vite irrimediabilmente segnate da pochi secondi di festa degenerata. La riduzione complessiva degli interventi dei pompieri non deve trarre in inganno, poiché il numero di incidenti gravi, con esiti invalidanti o mortali, rimane elevato e inaccettabile per una società che dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini anche durante le celebrazioni.

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