Furto di farmaci oncologici a Melito, la dura condanna di Occhiuto: “È un gesto ignobile”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia del maxi furto di farmaci oncologici e salvavita messo a segno all’ospedale “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo ha scosso l’opinione pubblica, non solo per l’entità del bottino – quantificato in oltre un milione e duecentomila euro – ma anche, e soprattutto, per la natura stessa della merce trafugata, medicinali cioè che si sottraggono direttamente alle cure di pazienti già provati dalla malattia. I carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo, al termine di un’indagine complessa coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale, nei confronti di alcune persone ritenute responsabili, a vario Titolo, del furto aggravato. La refurtiva, come ricostruito dagli inquirenti, era composta da farmaci oncologici, chemioterapici e biologici ad altissimo costo, sottratti direttamente dalla farmacia del nosocomio, un luogo che dovrebbe essere tra i più protetti e inviolabili di una struttura sanitaria.

Sulla vicenda è intervenuto con parole di fuoco il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, il quale ha affidato ai social un messaggio di ferma condanna. “Rubare farmaci oncologici destinati ai malati di cancro è un gesto ignobile”, ha scritto su X, definendo la vicenda “vergognosa” e porgendo un ringraziamento sentito all’Arma dei Carabinieri e alla magistratura reggina per aver “smantellato questa banda di criminali senza scrupoli”. Le parole del governatore, che giungono a poche ore dall’operazione, riflettono lo sdegno istituzionale per un colpo che non colpisce solo il patrimonio del servizio sanitario, ma nega di fatto risorse terapeutiche a chi ne ha disperato bisogno.

Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia carabinieri di Melito Porto Salvo, hanno permesso di ricostruire le modalità con cui i malviventi sono riusciti a eludere i sistemi di sorveglianza e a penetrare nella farmacia ospedaliera, portando via un quantitativo ingente di medicinali salvavita. L’ipotesi investigativa, suffragata dagli elementi raccolti, delinea l’azione di un gruppo organizzato, che avrebbe agito con metodi professionali per impossessarsi di quei farmaci che, proprio per il loro elevato costo e per la specificità del loro impiego terapeutico, rappresentano una merce estremamente appetibile per i circuiti criminali. Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, nel corso di una conferenza stampa tenuta presso il comando provinciale dell’Arma, fornirà ulteriori dettagli sulle dinamiche del raid e sulle responsabilità degli indagati, chiarendo i contorni di un’operazione che getta una luce sinistra su un fenomeno, quello dei furti in ambito sanitario, che si rivela sempre più preoccupante.

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