Borsa Milano in rosso, tra timori per l'intelligenza artificiale e crolli nel settore difesa
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Redazione Economia
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Piazza Affari ha chiuso la settimana con un tonfo, allineandosi a un sentimento di diffusa debolezza che ha caratterizzato i listini europei, i quali, a loro volta, hanno risentito delle incertezze provenienti da Wall Street. Il Ftse Mib ha infatti perso lo 0,59 per cento, portandosi a 42.661 punti, in una seduta dove i timori per una possibile bolla speculativa nel comparto dell'intelligenza artificiale hanno finito per soffocare ogni slancio rialzista. L'umore negativo, che si era già materializzato nelle borse asiatiche con il Nikkei in calo del 2,3 per cento, ha trovato ulteriore conferma nel mercato statunitense, dove l'entusiasmo iniziale generato da Nvidia si è rapidamente dissolto di fronte a un rapporto sull'occupazione dai segnali contrastanti, lasciando spazio a dubbi sulla solidità del settore tech e sulle prossime mosse della Federal Reserve.
I titoli che hanno tenuto banco
Nonostante il quadro generale fosco, alcuni titoli sono riusciti a ritagliarsi spazi di positività, mostrando una resilienza che ha pochi riscontri nel resto del listino. Stellantis, per esempio, ha chiuso con un guadagno del 3,14 per cento, confermandosi tra i protagonisti della giornata insieme a Campari, che ha segnato un +3 per cento. Bene anche Amplifon, la cui performance positiva dell'1,97 per cento l'ha collocata tra i migliori assoluti del Ftse Mib, e Inwit, che ha seguito a ruota con un incremento dell'1,94 per cento. A brillare, seppur in un contesto difficile, è stata inoltre Terna, la quale, con un progresso dello 0,81 per cento, ha toccato il suo massimo storico dalla quotazione del 2004, portandosi a 9,176 euro per azione e superando il precedente record registrato pochi mesi fa.
Il tracollo dei settori difesa ed energia
Sul versante opposto, il crollo è stato particolarmente severo per i titoli legati alla difesa e all'energia, che hanno pesantemente gravato sull'indice milanese. Leonardo, senza dubbio, si è distinto in negativo con un calo del 6,23 per cento, trascinando con sé gran parte del suo settore in Europa. A seguire, tra i peggiori del listino principale, si sono piazzate società come Prysmian, in flessione del 4,13 per cento, e Buzzi, che ha ceduto il 2,99 per cento. Hera e Mediobanca hanno risentito anch'esse del clima pesante, mentre A2A ha chiuso in terreno negativo. Fuori dal listino di riferimento, poi, la Juventus ha subito un vero e proprio tracollo, precipitando dell'8,4 per cento sull'onda dell'annuncio di un aumento di capitale.
Il contesto europeo e le prospettive
La performance di Milano si inserisce in un quadro continentale uniformemente segnato dalle preoccupazioni degli investitori, i quali sembrano aver temporaneamente accantonato l'ottimismo per concentrarsi sui rischi di una correzione dei titoli tecnologici, valutati in maniera eccessivamente generosa. L'attenzione rimane dunque focalizzata sulle dinamiche dei tassi di interesse e sulla solidità dell'economia reale, aspetti che continuano a influenzare le scelte di portafoglio in un mercato globalmente nervoso. La settimana si è così conclusa all'insegna della cautela, con pochi scampoli di luce in un panorama finanziario dominato dalle incertezze.




