Pensionato fa la comparsa per due giorni sul set del film “Ferrari”, l’Inps gli chiede 34mila euro ma perde il ricorso in appello

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Aveva accettato di partecipare come comparsa per due giornate sul set del film “Ferrari”, il kolossal di Michael Mann dedicato alla figura di Enzo Ferrari, girato anche tra le strade di Modena e provincia nel 2022, e per quel cameo, che gli fruttò un rimborso spese di appena 300 euro lordi, si è visto recapitare una richiesta di restituzione da parte dell’Inps di circa 34mila euro, corrispondenti all’intero trattamento pensionistico percepito nell’anno precedente. La vicenda, che vede come protagonista un 64enne modenese già in pensione dal 2020 grazie alla misura sperimentale nota come “Quota 100”, si è conclusa dopo un doppio grado di giudizio con la sconfitta dell’istituto previdenziale, prima al Tribunale di Modena e successivamente, lo scorso 14 marzo, presso la Corte d’Appello di Bologna, che ha definitivamente respinto il ricorso presentato dall’ente.

L’interpretazione restrittiva dell’Inps e la difesa del pensionato

Secondo la tesi sostenuta dall’istituto di previdenza, la partecipazione del pensionato alle riprese, seppur limitata a un paio di giorni e priva di qualsivoglia mansione specifica, avrebbe configurato, di fatto, un rapporto di lavoro dipendente; un’attività, quest’ultima, che la normativa sulla pensione anticipata “Quota 100” considera incompatibile fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni. Da qui la decisione, ritenuta legittima dall’ente, di revocare il trattamento previdenziale per l’intero anno in cui era avvenuta quella che l’Inps interpretava come una violazione, e di procedere conseguentemente al recupero delle somme già erogate, per un totale di circa 34mila euro. L’uomo, assistito dal patronato Inas-Cisl, ha però deciso di opporsi alla richiesta, sostenendo l’infondatezza della pretesa e avviando l’azione legale che lo ha portato a ottenere ragione in entrambi i gradi di giudizio.

La decisione dei giudici: fu lavoro autonomo occasionale

I giudici della sezione lavoro della Corte d’Appello di Bologna, nel confermare la sentenza di primo grado, hanno stabilito che l’attività svolta dall’uomo sul set cinematografico non presentava le caratteristiche tipiche del lavoro subordinato. Come emerso nel corso del processo, il pensionato non aveva firmato alcun contratto di lavoro dipendente, ma aveva semplicemente ceduto i diritti della propria immagine alla produzione, limitandosi a posizionarsi sul set insieme ad altre comparse senza ricevere direttive specifiche o svolgere compiti operativi. Tale prestazione, per la sua natura episodica e del tutto marginale, è stata quindi inquadrata dai magistrati come lavoro autonomo occasionale, una fattispecie che, a differenza del lavoro dipendente, è cumulabile con la pensione anticipata “ex quota 100” a patto che il compenso annuo non superi la soglia dei cinquemila euro, un limite ampiamente rispettato nel caso del modenese, che ne ha percepiti soltanto trecento.

I legali dell’uomo: “Ristabilito un principio che doveva essere acquisito”

“Finalmente è stato ristabilito un principio che avrebbe dovuto essere acquisito”, hanno commentato i legali del pensionato al termine del processo, come riportato dalle pagine locali del Resto del Carlino. Gli avvocati hanno sottolineato come la sentenza ribadisca un concetto fondamentale: i beneficiari della pensione anticipata che svolgono attività lavorative per pochi giorni non possono vedersi revocare l’intero assegno annuale, come invece pretendeva l’Inps. Inoltre, la decisione della Corte d’Appello di Bologna riafferma che spetta all’ente previdenziale, e non al pensionato, l’onere di dimostrare che l’attività svolta configuri effettivamente un rapporto di lavoro subordinato, incompatibile con il regime di “Quota 100”. Una precisazione non di poco conto, se si considera che negli ultimi mesi, come documentato da diverse cronache, si sono moltiplicati i contenziosi analoghi in tutta Italia, con l’istituto che ha avviato procedure di recupero nei confronti di pensionati finiti, loro malgrado, nel mirino per lavoretti saltuari o prestazioni del tutto occasionali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.