Grandinate e nubifragi nel Torinese, chicchi di ghiaccio fino a 5 centimetri. Caldo record ad Alessandria
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Redazione Interno
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Il tardo pomeriggio e la serata di domenica 28 giugno hanno portato con sé una violenta fase di maltempo che ha interessato diverse aree del Piemonte, con particolare intensità nella cintura settentrionale di Torino e in alcune vallate. Mentre il capoluogo piemontese si trovava a fare i conti con una notte dal caldo eccezionale, le zone limitrofe sono state flagellate da temporali caratterizzati da grandinate di eccezionale potenza, capaci di depositare chicchi di ghiaccio di dimensioni notevoli al suolo.
La furia della natura a Nord di Torino
A Venaria Reale, comune dell'hinterland settentrionale, la grandinata che si è abbattuta sulla città è stata definita rovinosa, accompagnata da fortissime raffiche di vento e da un nubifragio che ha messo in difficoltà la viabilità e la circolazione pedonale. Le segnalazioni, pervenute anche tramite i canali di protezione civile, descrivono una pioggia battente e un vento molto forte che ha piegato alberi e sollevato polvere e detriti.
Situazione analoga si è verificata ad Alpignano, Lanzo e Collegno, dove le precipitazioni intense sono state accompagnate da raffiche tempestose, facendo temere che il nucleo temporalesco potesse spostarsi verso il centro di Torino.
Chicchi di ghiaccio da 5 centimetri in valle Po e val Ceronda
I fenomeni più estremi, in termini di diametro dei precipitati solidi, si sono registrati in due aree specifiche: la zona di Crissolo in valle Po, nel Cuneese, e le località di Druento e Varisella in val Ceronda, alle porte di Torino. In questi territori, i chicchi di grandine hanno raggiunto i 5 centimetri di diametro, rappresentando il picco massimo registrato in Piemonte nel corso dell'intera giornata.
Le dimensioni dei grumi di ghiaccio, paragonabili a quelle di un uovo, suggeriscono la presenza di celle temporalesche particolarmente organizzate e con forti correnti ascensionali, capaci di mantenere i cristalli in sospensione a lungo prima di farli precipitare violentemente al suolo.
Le avvisaglie in Valsesia e lo spostamento in pianura
Già nel pomeriggio, i primi segnali di instabilità erano emersi in Valsesia, in particolare a Piano di Focecchio, dove i temporali con grandine avevano annunciato il peggioramento delle condizioni atmosferiche. Con il progredire delle ore, la criticità si è estesa alla pianura, soprattutto nelle aree a Nord del fiume Po, dove gli eventi convettivi si sono intensificati generando raffiche di vento localmente tempestose.
Questo rapido passaggio dal primo pomeriggio alla sera ha evidenziato la natura impulsiva e localizzata dei fenomeni, tipici delle ondate di calore che favoriscono lo sviluppo di temporali improvvisi e devastanti.
Alessandria stretta nella morsa del caldo torrido
Contemporaneamente, nella parte meridionale della regione, Alessandria ha vissuto una giornata di caldo estremo, confermandosi come una delle città più roventi del Piemonte. Secondo i dati rilevati dalla Protezione civile, il termometro ha raggiunto punte di 40,2 gradi nella zona di San Michele, con Lobbi a 39,9 e Castelceriolo a 39,3. Questi valori, ben al di sopra delle medie stagionali, testimoniano l'eccezionalità del momento, caratterizzato da una colonnina di mercurio che ha reso particolarmente dura la vita ai residenti, soprattutto nei sobborghi e nelle aree pianeggianti meno ventilate.
Il record storico della minima a Torino
Anche Torino ha aperto la giornata con un primato che non fa sperare in un immediato refrigerio: la minima registrata alle 6.30 del mattino è stata di 27,2 gradi, il valore più alto mai misurato in città dal lontano 1753. All'epoca, il conte Ignazio Somis, medico della corte sabauda, iniziò una serie di rilevazioni termometriche che prosegue ininterrottamente fino ai giorni nostri, rendendo questo dato un autentico record storico.
Un simile valore, più consono a una località nordafricana come Casablanca che a una città ai piedi delle Alpi, è stato interpretato come un effetto della risalita di correnti calde subsahariane verso il Mediterraneo, un fenomeno che la comunità scientifica riconduce ai cambiamenti climatici in atto e alla crescente frequenza di ondate di calore persistenti.




