Il sindaco di New York Mamdani sfida il protocollo e Israele, Valditara critica il giuramento sul Corano
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Redazione Esteri
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Il primo giorno da sindaco di New York di Zohran Mamdani è stato, per usare un eufemismo, fuori dagli schemi. Rompendo una consuetudine protocollare, ha scelto di raggiungere il municipio con i mezzi pubblici, in un gesto di rottura che ha ricordato, a chi segue la politica italiana, l’esordio di Roberto Fico alla presidenza della Camera. Una scena di ordinaria discontinuità, quella newyorkese, che ha preceduto di poche ore decisioni ben più sostanziali e capaci di sollevare un vespaio internazionale. Mamdani, che ha voluto giurare sul Corano, ha infatti firmato l’abolizione di una serie di misure varate dall’ex sindaco Eric Adams per contrastare l’antisemitismo, attirandosi immediatamente le ire di Israele e di una parte consistente della popolazione ebraica locale.
Le misure contestate e la reazione israeliana
Tra i provvedimenti abrogati, due in particolare hanno acceso la polemica. Il primo, di natura pratica, impediva alle agenzie cittadine di partecipare a campagne di boicottaggio o disinvestimento verso Israele, un tema particolarmente sensibile nell’amministrazione della grande metropoli. Il secondo, di carattere più definitorio, cancellava l’adozione della definizione di antisemitismo proposta dall’International Holocaust Remembrance Alliance, che l’amministrazione precedente aveva fatto propria. Tale definizione, com’è noto, equipara alcune forme di critica allo Stato di Israele, come ad esempio la contestazione del suo carattere etnicamente ebraico, all’antisemitismo vero e proprio. La sua rimozione, secondo molti osservatori, rappresenta un significativo “ammorbidimento” della posizione ufficiale della città, il cui impatto si riverbera immediatamente sulla percezione di sicurezza, ad esempio nelle sinagoghe, e sulla cornice entro cui si muove il dibattito pubblico.
Le polemiche politiche oltreoceano
La mossa del sindaco, che si definisce comunista e il cui gesto del saluto romano durante la campagna elettorale aveva già fatto discutere senza però generare reazioni istituzionali esplicite, non è passata inosservata neppure in Italia. In un intervento su un quotidiano nazionale, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha commentato proprio il giuramento sul Corano di Mamdani, sottolineando come esso non possa essere considerato “un atto neutro”. Valditara, portando la questione sul terreno del dibattito nazionale, ha sollevato una domanda puntuale: “Chi protesta contro crocifissi e presepi nelle scuole non ha nulla da ridire?”. Una riflessione che, al di là delle intenzioni, inserisce il gesto simbolico del primo cittadino newyorkese in un più ampio contesto culturale e identitario, spesso segnato da tensioni.
Lo scenario complessivo e gli sviluppi immediati
Mentre a Teheran continuano le proteste di piazza, la scena newyorkese offre dunque un altro spaccato di tensioni globali che si riflettono sulla politica locale. L’amministrazione Mamdani, nata all’insegna di una rottura simbolica con i trasporti pubblici, si trova quindi immediatamente a fronteggiare una crisi diplomatica in piena regola con uno stato alleato, oltre che a gestire le divisioni interne alla stessa società cittadina. Le decisioni prese in queste prime ore, che alcuni definiscono come un riallineamento ideologico, hanno spostato l’attenzione dalla retorica dei gesti a quella degli atti amministrativi, i cui effetti cominceranno a dispiegarsi nei prossimi mesi, in un clima già segnato da profonde polarizzazioni.




