Natale a tavola, gli italiani investono 3 miliardi nella tradizione. Panettone e pandoro guidano il boom dei dolci

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nonostante le oscillazioni economiche, il Natale si conferma un motore inarrestabile per l’agroalimentare italiano, con un giro d’affari che sfiora i tre miliardi di euro, destinati quasi interamente alla preparazione dei pranzi e delle cene nelle case. Una scelta, quella del focolare domestico o dell’ospitalità tra congiunti, che accomuna la stragrande maggioranza delle persone, attestandosi attorno al novantuno per cento, a sottolineare come la celebrazione della cucina nazionale, da poco patrimonio Unesco, passi innanzitutto attraverso il rito collettivo della tavola imbandita. Un rito che, pur nella sua uniformità, si declina in una variegata geografia di sapori regionali, i quali, però, trovano un terreno comune negli acquisti di prodotti simbolo, quelli che, ogni anno, senza esitazione, finiscono nel carrello della spesa.

Il trionfo della carne e del pesce fresco

A trainare la spesa, com’è tradizione, sono le proteine nobili: la carne, il pesce fresco e i salumi costituiscono il perno attorno al quale ruotano i menu delle feste, accompagnati, com’è ovvio, da una selezione accurata di vini. Si tratta di categorie merceologiche che vedono un picco di consumi difficilmente eguagliabile nel resto dell’anno, con le famiglie disposte a investire somme importanti per garantire qualità e abbondanza. Una tendenza, questa, che riflette non solo un desiderio di convivialità, ma anche una ricerca di autenticità e di legame con territori e produzioni di eccellenza, le quali, sebbene talvolta oggetto di indagini giudiziarie per frodi o adulterazioni, restano un punto di riferimento indiscusso per chi compra.

L’indiscusso regno dei lievitati

La magia del Natale, però, ha il suo epilogo più dolce, e spesso più atteso, nel momento del dessert. Un capitolo a parte, che vede come protagonisti assoluti i lievitati natalizi, in una sfida senza tempo tra panettone e pandoro. Il primo, un tempo esclusiva milanese, ha ormai conquistato ogni regione, con maestri pasticcieri e panificatori, specialmente al Sud, che si sono aggiudicati riconoscimenti prestigiosi, ampliandone la diffusione. Secondo le stime dell’Unione Italiana Food, quest’anno si venderanno oltre trentatré milioni di pezzi, un dato che spiega bene il successo di un’azienda come Bauli. Il gruppo veronese, fondato un secolo fa e oggi leader globale con un fatturato che supera i seicento milioni, detiene marchi storici come Motta e Alemagna, contribuendo a esportare in oltre settanta paesi quel jingle e quella confezione lilla che per molti annunciano le feste.

Il consumo consapevole tra piacere e attenzione

All’entusiasmo per questi prodotti, però, si affianca una crescente consapevolezza nutrizionale, spinta anche dai frequenti moniti della professione medica. I dolci delle feste, sebbene irrinunciabili, sono infatti ricchi di calorie e zuccheri: una porzione da cento grammi di panettone classico, per fare un esempio, ne apporta circa trecentocinquanta. Per questo, gli esperti suggeriscono di considerare queste prelibatezze come un momento di eccezione, limitandone il consumo magari a una fetta al giorno durante il periodo natalizio, per goderne il piacere senza eccedere. Un approccio equilibrato che sembra farsi strada tra gli italiani, i quali, pur non rinunciando alle tradizioni, mostrano una maggiore attenzione verso ciò che portano in tavola, bilanciando l’antico desiderio di abbondanza con le moderne esigenze di benessere.

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