Fiat 500 ibrida, Francois: "Liberi di vendere senza incognite"
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Redazione Economia
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Olivier Francois, amministratore delegato di Fiat, ha scelto ancora una volta il 4 luglio per presentare un nuovo modello della 500, seguendo una tradizione che risale al lontano 1957, quando Dante Giacosa disegnò la prima versione dell’iconica utilitaria. Quest’anno, però, il lancio della 500 ibrida – che sarà prodotta a Mirafiori – ha assunto un significato più ampio, diventando un banco di prova per le contraddizioni della transizione green. "Dobbiamo essere liberi di vendere senza incognite", ha dichiarato Francois, sottolineando come l’Europa non abbia ancora definito una prospettiva chiara sul futuro dell’automotive.
La scelta di mantenere in produzione sia la versione elettrica che quella ibrida dello stesso modello riflette una strategia pragmatica, lontana dai dogmi ambientalisti che hanno dominato il dibattito negli ultimi anni. Già nel 2017, Sergio Marchionne – durante una lectio magistralis all’Università di Trento – aveva messo in guardia contro l’eccessivo entusiasmo per l’elettrico, definendolo "un’arma a doppio taglio". Oggi, con il mercato che frena davanti ai costi e alle limitazioni delle batterie, quelle parole suonano quasi profetiche. La nuova 500 ibrida, insomma, sembra essere la risposta a un’industria che deve fare i conti con la realtà, più che con le ambizioni di Bruxelles.
Non è un caso che Francois abbia ribadito il "ruolo sociale di Fiat", concetto caro anche a Marchionne, che vedeva nell’accessibilità delle auto il vero motore del settore. Se la 500 elettrica era stata presentata come una "Tesla urbana", l’ibrida rappresenta invece un ritorno alla concretezza, destinata a un pubblico che non può permettersi di dipendere dalle colonnine di ricarica. Una mossa che, oltre a garantire continuità produttiva, dimostra come il gruppo Stellantis – erede di Fca – stia cercando di bilanciare innovazione e tradizione, senza lasciarsi trascinare da mode passeggere.




