Nomine Rai, l'operazione Agnes e il fattore tempo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Superato lo scoglio della nomina del consiglio di amministrazione della Rai, che il centrodestra rischiava di dover prorogare o, peggio, di votarsi da solo, realizzando plasticamente TeleMeloni, la parola d’ordine ora è: rallentare. L’obiettivo della maggioranza, chiaramente, resta quello di portare alla presidenza la candidata azzurra Simona Agnes. Tuttavia, c’è chi, in caso di una sua bocciatura in Vigilanza, si accomoderebbe volentieri a una soluzione transitoria: è la Lega che vedrebbe il suo consigliere Antonio Marano rivestire i panni del presidente «facente funzioni», essendo il più anziano.

La Rai, in questo contesto, fa saltare il centrosinistra. Conte si prende la poltrona, Avs anche. E ora trema anche la Liguria. L’attesissima partita Rai è appena iniziata, ha già fatto saltare in aria il centrosinistra e potrebbe, prima di chiudersi, portare seri dispiaceri anche nel centrodestra dove, se Giorgia Meloni “vince” la sua partita - Giampaolo Rossi amministratore delegato - non è detto che Forza Italia si aggiudichi la sua - la presidenza a Simona Agnes - e alla fine, fregandosi bene le mani, la Lega potrebbe ottenere ciò che vuole: un ruolo apicale, la presidenza, nella prima azienda culturale italiana.

Barbara Floridia, presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai e senatrice dei Cinque Stelle, predica calma: “La prospettiva di alleanza con il Pd va messa alla prova sui temi”. Tuttavia, il Campo largo di Schlein e Conte non sta dando buoni frutti. A partire dalla partita nella Rai, il pur imponente ma morente cavallo bronzeo di Francesco Messina davanti alla sede nazionale della Rai ha travolto quella che doveva essere l’alleanza per l’alternativa al governo Meloni: il famoso campo largo esteso nella immaginazione dalla Schlein a Conte, da Renzi a Fratoianni, da Calenda a Bonelli.

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