Rai: nomine e polemiche, l'opposizione attacca il governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le recenti decisioni riguardanti le nomine dei direttori dei telegiornali Rai hanno scatenato un acceso dibattito politico, con l’opposizione che accusa il governo di trasformare l’azienda pubblica in uno strumento di propaganda. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, in particolare, hanno espresso forti critiche sulle modalità con cui sono stati scelti i nuovi vertici delle testate, denunciando una presunta "occupazione sistematica" della Rai da parte della maggioranza.

Il Movimento 5 Stelle ha chiesto con insistenza lo sblocco della commissione di vigilanza, attualmente paralizzata, mentre il Partito Democratico ha sottolineato come le scelte operate riflettano una logica di controllo politico più che di servizio pubblico. A ciò si aggiungono le dichiarazioni delle parlamentari di Italia Viva, Maria Elena Boschi, Annamaria Furlan e Dafne Musolino, che hanno definito la maggioranza "interessata più alle poltrone che al servizio pubblico", evidenziando come la stessa diserti da mesi i lavori della Vigilanza Rai, salvo dimostrarsi solerte quando si tratta di spartirsi incarichi di prestigio.

Intanto, il Consiglio di Amministrazione della Rai, riunitosi giovedì 20 marzo, non si è limitato a ratificare le nomine dei direttori dei Tg. Secondo indiscrezioni raccolte dall’Adnkronos, Marcello Ciannamea, attuale direttore del Prime Time, sarebbe stato sostituito da Williams Di Liberatore, figura vicina alla Lega. Allo stesso modo, Fabrizio Zappi, anch’egli legato al partito di Matteo Salvini, potrebbe prendere il posto di Silvia Calandrelli alla guida di Rai Cultura.

Le tensioni tra le forze di maggioranza, in particolare tra Lega e Fratelli d’Italia, sembrano essersi temporaneamente placate dopo un braccio di ferro durato settimane, caratterizzato da veti incrociati e negoziati serrati. L’accordo raggiunto consentirebbe all’amministratore delegato Giampaolo Rossi di procedere con ulteriori nomine, suddividendo la partita in due fasi distinte.

Le critiche dell’opposizione, tuttavia, non si limitano alle singole nomine, ma investono il ruolo stesso della Rai, accusata di perdere credibilità e autonomia. La mancata convocazione della commissione di vigilanza, bloccata da mesi, è diventata il simbolo di una gestione considerata opaca e poco trasparente. Le parlamentari di Italia Viva hanno persino scritto ai presidenti di Camera e Senato per sollecitare un intervento che sblocchi l’impasse e ripristini il regolare funzionamento dei lavori.

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