Nomine Rai, tensioni tra Pd e M5S

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In una giornata di ordinaria amministrazione, Giuseppe Conte ha rilasciato una dichiarazione altisonante: "Né Aventino né inciuci". La questione riguarda la Rai e le nomine dei consiglieri di amministrazione. Il Pd, contro ogni tentazione di spartizione, aveva annunciato l'Aventino, ovvero l'astensione dal voto. Tuttavia, il M5S ha respinto questa idea, ritenendo che lasciare il Cda nelle mani dei soli consiglieri designati dalla maggioranza sarebbe contrario all'interesse pubblico.

Domani è previsto il voto sul Cda della Rai, con Camera e Senato riuniti per eleggere i quattro membri di scelta parlamentare. A questi si aggiungeranno i due membri scelti dal governo e uno designato da viale Mazzini. La sinistra, che sperava in un fronte unito anti-Meloni, deve fare i conti con divergenze interne. Mentre M5S e Avs sono pronti a votare, il Pd, guidato da Elly Schlein, insiste sull'Aventino.

Giovanni Minoli, in un'intervista al Corriere della Sera, ha commentato l'ipotesi di una sua possibile nomina alla presidenza della Rai. Secondo Minoli, i poteri assegnati al presidente sono pochi e, allo stato attuale, non ci sono le condizioni per accettare una presidenza di garanzia. Ha sottolineato la necessità di deleghe ad hoc per poter garantire un'efficace gestione della Rai.

La situazione è complessa e riflette le tensioni politiche tra le diverse forze in gioco.

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