Vibo, la badante e il coltello da cucina: «Aveva un animale nella pancia, l’ho operato»
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Redazione Interno
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Una rudimentale sala operatoria allestita nella camera da letto, sostanze dall’effetto sedativo e una lacerazione profonda, inferta con un coltello da cucina, all’addome di un uomo di 87 anni. Sono questi i contorni inquietanti emersi dall’inchiesta sulla vicenda che ha sconvolto Vibo Valentia, dove un ex professore del liceo classico, Antonio Reggio, è stato trovato gravemente ferito nella propria abitazione nella notte tra il 18 e il 19 agosto.
A rispondere del tentato omicidio aggravato è la badante dell’anziano, una cittadina ucraina il cui fermo, eseguito dalla Squadra mobile, è stato ora convalidato dal giudice per le indagini preliminari, che ne ha disposto la custodia cautelare in carcere.
La ricostruzione dei fatti e l’intervento della polizia
La chiamata ai soccorsi è arrivata intorno alle 2.50 del 19 agosto, quando gli agenti della Polizia di Stato sono intervenuti nell’abitazione di Antonio Reggio, originario di Nicotera ma residente nel capoluogo vibonese. Le condizioni dell’uomo, un ex insegnante molto stimato, sono apparse subito gravi a causa di una ferita all’addome, e il primo impatto con la scena ha subito fatto propendere per un gesto di una violenza inaudita, benché le reali dinamiche della vicenda risultassero ancora tutte da chiarire.
La badante, la persona che quotidianamente seguiva l’anziano e che era presente in casa al momento dell’aggressione, è stata identificata come la principale indiziata; il suo fermo, scattato nei giorni immediatamente successivi al fatto, è stato disposto dalla procura e portato a termine dagli investigatori della Squadra mobile, che hanno raccolto gli elementi ritenuti sufficienti per formulare l’accusa di tentato omicidio aggravato.
La versione della badante e la convalida del fermo
Di fronte alle domande degli inquirenti, la donna avrebbe fornito una versione che ha gettato ulteriore sconcerto sugli accadimenti di quella notte. La badante, la cui identità non è stata resa nota, avrebbe infatti dichiarato di aver agito per rimuovere un animale che si trovava nella pancia dell’uomo, una giustificazione che apre scenari legati a possibili disturbi della percezione o a credenze personali difficilmente inquadrabili in un movente razionale.
A corroborare la singolarità della ricostruzione, gli investigatori hanno trovato nella camera da letto dell’anziano quella che è stata descritta come una rudimentale sala operatoria, con sostanze che probabilmente erano state somministrate a scopo sedativo e il coltello da cucina utilizzato per praticare la lacerazione, un’arma del tutto inadeguata a qualsiasi intervento medico, ma che in questo contesto diventa il simbolo di una follia che ha quasi portato alla morte del professore.
Il giudice per le indagini preliminari, esaminata la richiesta della procura, ha convalidato il fermo e ha disposto la custodia cautelare in carcere per la donna, che rimane quindi a disposizione dell’Autorità giudiziaria in attesa degli sviluppi dell’inchiesta; la decisione ha di fatto cristallizzato lo stato di grave indizio a carico della badante, confermando la gravità del quadro accusatorio.
Le condizioni della vittima e le indagini in corso
Antonio Reggio, che secondo alcune fonti avrebbe 91 anni, è stato ricoverato in condizioni che hanno destato fin da subito forte preoccupazione, anche se i successivi aggiornamenti clinici hanno segnalato un graduale miglioramento, senza tuttavia che fossero resi noti dettagli più precisi sul suo stato di salute. La comunità, pur non venendo menzionata in questa sede come categoria astratta, ha seguito con apprensione le sorti di un uomo che per anni ha insegnato nel liceo classico della città, lasciando un segno in generazioni di studenti.
Le indagini, coordinate dalla procura, si concentrano ora non solo sulla ricostruzione minuto per minuto di quanto accaduto tra la tarda serata del 18 agosto e le prime ore del giorno successivo, ma anche sulla verifica della piena capacità di intendere e di volere della badante al momento del fatto, alla luce della sua stessa versione e degli elementi materiali rinvenuti nella stanza.
Rimangono da approfondire la natura delle sostanze sedative trovate e la loro eventuale provenienza, così come la sequenza esatta degli eventi che hanno portato la donna a compiere un gesto tanto estremo, spacciandolo per un intervento chirurgico; i riscontri tecnici e le eventuali consulenze psichiatriche forniranno probabilmente un contributo decisivo per inquadrare la vicenda sotto un profilo giuridico e umano, mentre l’anziano professore continua la sua degenza lontano dagli occhi del pubblico e dei curiosi.
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