Prezzo dell’oro ai minimi da sei mesi: cosa pesa sul ribasso
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Redazione Economia
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Il prezzo dell’oro è sceso fino a 4.321 dollari l’oncia, raggiungendo il livello più basso dal 15 dicembre dopo una nuova fase di vendite che ha colpito il metallo prezioso. Il ribasso dell’1,1% registrato nella giornata di lunedì 8 giugno si aggiunge infatti alla flessione del 3% della seduta precedente, accelerando una correzione che ha riportato le quotazioni sui minimi degli ultimi sei mesi. Il movimento segna una netta inversione rispetto ai mesi precedenti, quando l’oro aveva toccato il massimo storico di 5.350 dollari l’oncia alla fine di gennaio ed era rimasto quasi sempre sopra quota 5.000 fino alla metà di marzo.
La fase rialzista che aveva caratterizzato l’inizio dell’anno si è progressivamente indebolita quando il mercato ha iniziato a concentrarsi sul forte recupero del petrolio. Il rally dell’energia, sostenuto dal conflitto in Medio Oriente, ha modificato gli equilibri tra le principali materie prime e ha contribuito a ridurre la forza mostrata in precedenza dall’oro. Il risultato è stato un progressivo arretramento delle quotazioni, culminato nel ritorno sui livelli che non si vedevano dalla metà di dicembre.
Occupazione USA, tassi e petrolio tra i fattori che influenzano l’oro
Un elemento che ha inciso sull’andamento del mercato è arrivato dai dati sull’occupazione negli Stati Uniti. Secondo quanto emerge dalle analisi riportate sul mercato dell’oro, i numeri relativi al lavoro hanno rafforzato i timori di possibili nuovi rialzi dei tassi di interesse. A pesare è anche la persistenza del rischio inflazionistico, collegato alla crisi energetica globale. In questo contesto, il prezzo dell’oro ha chiuso la settimana al di sotto della zona di breakout considerata chiave a 4.500 dollari.




