«Andate a lavorare»: Sting, niente eredità per i sei figli
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’ex frontman dei Police, Gordon Matthew Thomas Sumner, noto al mondo come Sting, ha ribadito con la consueta fermezza la sua posizione in merito al lascito del patrimonio accumulato in decenni di carriera. Il cantante 74enne, intervistato dal programma CBS Sunday Morning, ha infatti chiarito che i suoi sei figli non dovranno aspettarsi alcuna fortuna milionaria dal padre, né alcun sostegno finanziario – se non quello strettamente necessario per l’istruzione – per intraprendere le proprie strade professionali. “Ragazzi, dovete andare a lavorare”, è stato il succinto messaggio rivolto loro, sottolineando come lui stesso stia “spendendo i nostri soldi”, un’affermazione che lascia intendere una progressiva riduzione del patrimonio durante la sua vita.
L’etica del lavoro come lascito morale
Sting, che ha sempre saputo dosare la sua immagine da rockstar sofisticata con dichiarazioni spesso controcorrente, ha definito i propri figli “persone forti, dotate di una straordinaria etica del lavoro”. Secondo quanto dichiarato al giornalista Mark Phillips, questa produttività sarebbe il frutto del loro DNA ma anche, e soprattutto, degli insegnamenti paterni: l’averli spinti a non cullarsi sul privilegio li ha resi indipendenti. “Non è crudeltà”, ha spiegato il cantante, “credeteci, c’è una sorta di gentilezza e fiducia nel fatto che se la caveranno da soli”. L’artista ha poi aggiunto un concetto che ha suscitato non poche polemiche nei giorni successivi alla messa in onda, ovvero che dire a un figlio “non devi lavorare” rappresenti “una forma di abuso” della quale spera di non essere mai colpevole.
Una famiglia già avviata al successo (quasi tutta)
I sei eredi, nati dai due diversi matrimoni del cantante, risultano già tutti inseriti nel mondo del lavoro, sebbene con percorsi differenti. Joe e Fuschia, avuti dalla prima moglie Frances Tomelty, e Mickey, Jake ed Eliot, nati dall’unione con Trudie Styler, operano prevalentemente nel settore dello spettacolo, spaziando tra musica, recitazione e regia. A differenza dei fratelli, Giacomo, l’ultimogenito di trent’anni, ha scelto una carriera decisamente più terra-terra: è un agente di polizia a Londra. Nonostante le scelte radicali del padre sul piano finanziario, i rapporti familiari sembrano essere più che buoni; interrogato su eventuali lamentele da parte dei ragazzi riguardo a questa rigida gestione economica, Sting ha risposto secco: “No, almeno non in mia presenza”.
Una filosofia ribadita negli anni e priva di ripensamenti
Questa non è la prima volta che il musicista britannico affronta il tema dell’eredità, anzi. Già nel 2014, in un’intervista al Mail on Sunday, aveva espresso la volontà di non lasciare fondi fiduciari che pesassero “come un albatro” sul collo dei suoi cari. Nel 2020, tornando sull’argomento con la rivista People, aveva precisato che li avrebbe aiutati solo in caso di difficoltà estreme, ribadendo che non voleva privarli dell'”avventura” di guadagnarsi da vivere. Sebbene alcuni osservatori abbiano etichettato questa posizione come avara o eccessivamente rigida, Sting giustifica la sua scelta riflettendo sulle proprie origini: da giovane ha lavorato in ufficio, nei cantieri navali (omaggiati nel musical *The Last Ship*), e perfino sulle navi da crociera, prima di riuscire a sostenersi con la musica. È proprio questa lotta, a suo avviso, a forgiare il carattere.




