Boj lascia i tassi invariati, nuovo intervento sullo yen dopo il crollo del cambio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Bank of Japan ha scelto la strada dell'attesa, mantenendo i tassi di interesse fermi all'1% al termine dell'ultima riunione di politica monetaria, una decisione ampiamente scontata dal mercato ma che arriva in un momento di fortissima tensione per la valuta nipponica.

Solo poche ore prima, il cambio UsdJpy aveva subito una flessione verticale di oltre il 3%, riportandosi in area 158 da quota 163, un movimento di cinque figure che, storicamente, è il classico segnale di un intervento diretto sul mercato valutario da parte delle autorità monetarie di Tokyo, le quali avrebbero comprato yen e venduto dollari per arginare la caduta libera della propria moneta.

L'intervento della Boj e il coordinamento con gli Stati Uniti

Secondo quanto riportato da Nikkei Asia, il governo giapponese sarebbe effettivamente tornato a muoversi in difesa dello yen nella giornata di giovedì, confermando la crescente preoccupazione per un deprezzamento che ormai perdura da mesi e che rischia di alimentare ulteriormente l'inflazione importata, già elevata a causa dei rincari delle materie prime.

Contemporaneamente, le autorità statunitensi avrebbero effettuato una verifica dei tassi di cambio, una procedura che viene spesso interpretata dagli operatori come il preludio a un'azione coordinata tra le due sponde del Pacifico, tanto più che lo stesso segretario al Tesoro Scott Bessent, in un'intervista a Fox Business, ha definito lo yen "significativamente sottovalutato", un'ammissione che alimenta le voci di un intervento congiunto per frenare la debolezza della divisa giapponese.

La scelta della Boj e il contesto globale

La decisione del Board, presieduto da Kazuo Ueda, di lasciare invariato il costo del denaro arriva dopo che anche la Federal Reserve, nel corso della settimana, ha optato per una pausa nel ciclo di rialzi, in attesa di dati più chiari sull'andamento dell'economia reale.

Per la banca centrale giapponese, il rinvio di un ulteriore inasprimento è motivato dalla volontà di valutare con maggiore accuratezza gli effetti del recente aumento di 25 punti base deciso a giugno, il primo passo significativo verso l'uscita da decenni di tassi a zero o negativi, ma la cautela rimane elevata a causa di due fattori principali: il perdurare del conflitto in Medio Oriente, che tiene alta la volatilità sui prezzi dell'energia, e la stessa debolezza strutturale dello yen, che complica il quadro delle previsioni economiche per l'arcipelago.

Il quadro valutario e le prospettive per il cambio

Il movimento violento sul cambio, che ha riportato le quotazioni da 163 a 158 yen per dollaro in poche ore, rappresenta una sferzata per gli speculatori che avevano scommesso su un ulteriore indebolimento della moneta nipponica, ma lascia aperte molte domande sulla tenuta di questo recupero nel medio periodo, soprattutto in assenza di un cambiamento sostanziale nella politica monetaria della Boj.

L'approccio attendista della banca centrale, unito alla possibilità di nuovi interventi coordinati con il Tesoro americano, disegna uno scenario in cui il governo giapponese cerca di guadagnare tempo, sperando che un eventuale rallentamento dell'economia statunitense porti a un calo del dollaro e quindi a un riequilibrio naturale dei cambi, senza dover ricorrere a costose e spesso inefficaci operazioni unilaterali che in passato hanno avuto effetti solo temporanei.

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