La Bce lascia i tassi invariati al 2%, ma un nuovo taglio non è escluso. Lagarde: "Scenario incerto, meglio attendere"
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Redazione Economia
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Dopo otto riduzioni consecutive in dodici mesi, che hanno più che dimezzato il costo del denaro, la Banca centrale europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, fissando al 2% quello sui depositi. Una scelta approvata all’unanimità dal consiglio direttivo, dove falchi e colombe – per una volta – hanno trovato un punto d’incontro. L’inflazione, ormai prossima al target del 2%, e la resistenza dell’economia europea hanno permesso questa pausa, ma l’ombra dei dazi statunitensi e la volatilità dei mercati rendono il quadro più complesso del previsto.
Christine Lagarde, chiudendo la conferenza stampa prima della pausa estiva, ha usato un’espressione emblematica: "wait and see". Un invito alla prudenza che riflette l’atteggiamento dell’istituto di Francoforte, costretto a navigare in acque ancora troppo agitate per procedere con ulteriori alleggerimenti. Se da un lato i dati macroeconomici sembrano confortanti – con l’inflazione sotto controllo e una crescita più solida del previsto – dall’altro pesano le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, dove Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha già inasprito le misure protezionistiche.
I mercati, dal canto loro, hanno rapidamente corretto le aspettative. Se fino a pochi giorni fa gli operatori scommettevano su un taglio a settembre con una probabilità del 50%, ora la percentuale è crollata al 20%. Anche le previsioni per un intervento entro dicembre si sono ridotte, passando dal 100% al 70%. Una frenata che ha immediatamente influito sui rendimenti dei titoli di Stato europei a breve scadenza, saliti in risposta alle dichiarazioni della Bce.
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