Il Pentagono dà l'ok ai Tomahawk per Kiev, ma l'ultima parola spetta a Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il Dipartimento della Difesa americano ha espresso il suo assenso preliminare alla fornitura di missili da crociera Tomahawk all'Ucraina, la decisione definitiva, che attende il via libera del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rimane in sospeso. Questo potenziale incremento della capacità offensiva di Kiev si inserisce in un quadro bellico sempre più intenso, caratterizzato da offensive terrestri e raid aerei profondi. Proprio nelle ultime ore, infatti, i sistemi di difesa aerea russi hanno affermato di avere distrutto e intercettato, nell'arco di tre ore, ben trentotto droni ucraini ad ala fissa, la maggior parte dei quali sopra la regione di Belgorod, con altri abbattuti nell'area di Voronezh e nella Repubblica di Crimea. Una simile attività, che non risparmia neppure la capitale, è confermata dalla notizia secondo la quale almeno due velivoli senza pilota diretti verso Mosca sarebbero stati neutralizzati dalle forze russe, episodio che ha provocato il dichiararsi dell'allarme aereo in diverse zone.

L'allarme nucleare e il fronte di Pokrovsk

Parallelamente alle operazioni militari, persiste un'attenzione particolare per le infrastrutture critiche. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) ha diffuso un rapporto in cui si segnalano danni, causati da bombardamenti russi, a una sottostazione elettrica ucraina di vitale importanza per la sicurezza nucleare del paese. Sul terreno, le forze di Kiev stanno tentando di infrangere l'assedio russo a Pokrovsk, situata nella regione orientale di Donetsk, un settore del fronte da mesi teatro di scontri feroci; da Mosca, tuttavia, giunge la controaffermazione che questa specifica offensiva sarebbe stata bloccata.

La guerra economica e le sanzioni

La strategia ucraina, d'altro canto, non si limita al confronto diretto e include una mirata guerra economica. I servizi segreti militari di Kiev hanno rivendicato un'incursione di precisione condotta nella notte del 31 ottobre, la quale avrebbe distrutto tre linee dell'oleodotto "Ring" nella regione di Mosca, nel distretto di Ramenskij. Quest'azione, come dichiarato da funzionari ucraini, mira a infliggere un colpo significativo sia all'apparato bellico che all'economia russa. Sul fronte diplomatico e delle ritorsioni economiche, il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato di avere illustrato ai partner europei nuove "decisioni sanzionatorie", che prendono di mira "più di 50 individui, per lo più russi, che collaborano alla guerra della Russia contro l’Ucraina, con l’industria militare russa e con la propaganda". Zelensky ha poi aggiunto che "gli europei stanno già preparando il 20° pacchetto di sanzioni", un segnale della continuità della pressione internazionale su Mosca.

La tensione sui cieli e le infrastrutture

L'episodio dell'oleodotto danneggiato rappresenta soltanto l'ultimo di una serie di attacchi condotti dall'intelligence ucraina ben oltre la linea del fronte, avvicinandosi progressivamente a obiettivi sensibili nei dintorni della capitale russa. Questa tattica, che affianca la distruzione di infrastrutture energetiche alle più consuete incursioni con droni, sembra voler dimostrare una rinnovata capacità di proiezione della minaccia, mentre la difesa aerea avversaria viene costantemente messa alla prova. La risposta russa, che si concretizza negli abbattimenti di cui ha dato notizia il suo ministero della Difesa, evidenzia una contrapposizione fatta di colpi e parate, la cui frequenza e ampiezza geografica delinea un conflitto in continua evoluzione.

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