Zelensky punta ai Tomahawk, mentre Trump valuta la mossa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Una delegazione di alti funzionari ucraini, giunta negli Stati Uniti per preparare la visita di Volodymyr Zelensky, ha intensificato i propri sforzi diplomatici incontrando i rappresentanti di alcuni tra i più importanti produttori di armamenti, tra cui spicca la Raytheon, l'azienda che costruisce i missili da crociera Tomahawk. I colloqui, definiti «molto positivi» dal consigliere presidenziale Andriy Yermak, si inseriscono in un dibattito strategico di portata globale, il quale, ormai, verte quasi esclusivamente sulla possibilità che Kiev riceva questi sistemi d'arma dall’incredibile potenziale. La decisione finale, che spetta a Donald Trump, non è stata ancora comunicata, lasciando aperto uno dei capitoli più delicati dell’intero confronto internazionale.
Il piano offensivo e l'ostacolo dei rapporti personali
Trump ha fatto riferimento all’incontro con il suo omologo dello scorso agosto in Alaska, un vertice che fu allora indicato come un potenziale «punto di svolta» per i negoziati di pace, i quali, tuttavia, non hanno mai condotto a un cessate il fuoco sostanziale. Da quel momento, le trattative si sono arenate, anche a causa del netto rifiuto del Cremlino di sedersi al tavolo con Zelensky. Secondo la ricostruzione del presidente americano, le difficoltà proverrebbero altresì da «un odio personale» che caratterizzerebbe i rapporti tra i due leader, un elemento, questo, che complicherebbe in maniera significativa ogni tentativo di mediazione e di accordo.
La tecnologia che potrebbe alterare gli equilibri
I Tomahawk, che furono impiegati per la prima volta su larga scala durante la guerra del Golfo del 1991, affermandosi come un simbolo della capacità militare americana, sono missili da crociera con una gittata che può raggiungere i 1.600 chilometri. Progettati per volare a quote estremamente basse, onde eludere i sistemi radar di rilevamento, possiedono la caratteristica di essere riprogrammabili in volo, garantendo una precisione di colpo pressoché assoluta. Il loro eventuale dispiegamento nel teatro di guerra ucraino, un'ipotesi che oggi anima le discussioni tra gli analisti, introdurrebbe un fattore del tutto nuovo, capace di ridefinire le dinamiche del conflitto.
Lo scetticismo dall'osservatorio di Mosca
Dalla Russia, però, arriva una lettura che smorza gli allarmi: «Sui Tomahawk all’Ucraina, Donald Trump sta bluffando», afferma Dmitrij Suslov, vicedirettore del Centro di studi europei e internazionali e ascoltato consigliere per la politica estera. La sua tesi, che riflette il punto di vista del Cremlino, sostiene come sia difficile per Mosca credere che gli Stati Uniti intendano realmente fornire missili da crociera basati a terra, considerando che l'Ucraina non dispone delle piattaforme di lancio adatte, come navi o sottomarini, per impiegarne appieno le capacità.




