Meningite fulminante a Pescara, la morte di Giovanna Romano e il ragazzo di Chieti in rianimazione
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Redazione Salute
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Una diagnosi che non lascia scampo, quella formulata per Giovanna Romano, cinquantunenne di Pescara, la cui esistenza è stata spezzata da una forma rarissima e aggressiva di meningite fulminante. Giunta al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito con sintomi insorti in poche ore, la donna non ha avuto il tempo di reagire a un’infezione che, come spesso accade in questi casi, procede senza tregua; il decesso è stato dichiarato poco dopo il ricovero, lasciando i sanitari di fronte all’impotenza della rapidità batterica. Nella stessa struttura, sebbene in un reparto differente, quello di Rianimazione pediatrica, un quindicenne originario di Chieti lotta tra la vita e la morte: anche per lui si tratta di meningite, nella variante meningococcica – l’unica, va ricordato, trasmissibile per via aerea – e le sue condizioni vengono definite gravi, sebbene i medici riferiscano una risposta positiva alle terapie intensive in corso.
Profilassi d’urgenza e silenzio epidemiologico
L’allarme, circoscritto ma concreto, ha indotto le autorità sanitarie abruzzesi ad attivare immediatamente la profilassi antibiotica per tutti i contatti stretti dei due pazienti, una procedura standard che mira a spezzare la catena del contagio prima che si manifestino nuovi focolai. Non si tratta, in questo frangente, di una psicosi collettiva, bensì di un protocollo collaudato: la meningite batterica, quando colpisce nella sua forma fulminante, può uccidere in meno di ventiquattr’ore, e il tracciamento dei familiari, dei colleghi e delle persone che hanno condiviso spazi chiusi con i malati diventa l’unica arma immediata. Intanto, il nosocomio di Pescara mantiene il massimo riserbo clinico, mentre i tamponi eseguiti sui conviventi dei due pazienti sono risultati negativi, un dato che non riduce però la sorveglianza.
L’infettivologo Bassetti e il richiamo alla prevenzione vaccinale
A margine di questi fatti, e senza alcuna volontà di strumentalizzazione, l’infettivologo Matteo Bassetti ha scelto di tornare su un tema che considera dirimente: quello della copertura vaccinale. Le sue dichiarazioni, raccolte da alcune agenzie, stigmatizzano le posizioni di chi rifiuta i vaccini, definendole pericolose alla luce di episodi come quello pescarese. La meningite, lo ricorda, non è una malattia del passato, e i vaccini disponibili – contro i sierogruppi B, C, Y e W135 – rappresentano uno scudo efficace, soprattutto negli adolescenti e negli adulti con fragilità. Bassetti non si riferisce direttamente ai due casi abruzzesi, ma il suo intervento, temporalmente coincidente, offre un contraltare scientifico alla tragedia improvvisa che ha colpito la famiglia della Romano.
Le varianti batteriche e la trasmissibilità
Mentre il quindicenne di Chieti continua a rispondere alle cure, seppur tra mille cautele, va ricordata una distinzione cruciale: la meningite fulminante che ha ucciso la donna di Pescara può essere causata da diversi agenti patogeni (meningococco, pneumococco, Haemophilus influenzae), ma solo la forma meningococcica si trasmette attraverso le goccioline di saliva, quindi con un semplice starnuto o un bacio. Di qui l’importanza della profilassi mirata per i contatti stretti, una procedura che non ha alcun valore retroattivo per chi ha già contratto l’infezione. I due episodi, avvenuti in prossimità temporale, non sono stati al momento collegati epidemiologicamente tra loro, e la Asl ha escluso focolai più ampi. Resta, inevitabile, il senso di una perdita improvvisa, quella di Giovanna Romano, che non ha avuto neppure il tempo di comprendere ciò che le stava accadendo.




