Accoltellamento a Venezia, fermati due cugini inglesi per il tentato omicidio del 22enne nella movida di Rialto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono finiti in carcere con l’accusa di tentato omicidio i due giovani turisti britannici, cugini di 19 e 21 anni, che nella notte di San Valentino hanno accoltellato al collo un ragazzo veneziano di 22 anni all’interno del cocktail bar “La Bussola”, a pochi passi dal ponte di Rialto. Il provvedimento restrittivo, eseguito dalla Squadra mobile di Venezia al termine di serrate indagini coordinate dalla Procura locale, è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari che ha disposto per entrambi la custodia cautelare in carcere. La misura si è resa necessaria, nelle more del processo, per scongiurare il concreto pericolo di fuga: i due, giunti in laguna il 31 gennaio per una vacanza, avevano già in tasca i biglietti aerei per rientrare a Londra il 27 febbraio e, senza l’intervento degli inquirenti, sarebbero probabilmente sfuggiti alla giustizia italiana. Le ricerche, che hanno visto gli agenti setacciare gli aeroporti e i valichi di frontiera, si sono concluse giovedì scorso quando i due sono stati rintracciati nell’appartamento di una parente, dove alloggiavano, nel centro storico.

Difesa finita in tragedia, le immagini delle telecamere inchiodano i due

La dinamica dell’aggressione, ricostruita minuziosamente attraverso i filmati di sorveglianza del locale e le testimonianze del gruppo di amici, dipinge un quadro di violenza tanto improvvisa quanto sproporzionata. Tutto ebbe inizio dalle insistenti attenzioni che il maggiore dei due cugini, un 21enne che conosce bene Venezia per averci vissuto fino agli otto anni, stava riservando a una ragazza del posto. La giovane, che aveva già rifiutato le sue avances ricevute sui social, si era ritrovata il gruppo di turisti addosso prima in Erbaria e poi all’interno del locale, dove i veneziani si erano spostati per cercare di allontanare i molestatori. È stato a quel punto che il 22enne, vedendo l’amica in difficoltà e nel tentativo di porre fine a quella che stava diventando una situazione molesta, si è frapposto fra lei e il corteggiatore respinto, dicendosi convinto di poter riportare la calma con le parole. “Siete in Italia, a casa mia”, avrebbe detto il ragazzo, secondo quanto ricostruito, ricevendo come risposta un gesto inaspettato: il cugino più giovane, un diciannovenne, ha estratto dalla tasca un coltello a serramanico con una lama di dieci centimetri e lo ha passato al parente, il quale, senza esitazione, lo ha conficcato con violenza nel collo del veneziano. La vittima, sentendosi mancare e comprendendo la gravità di quanto appena subìto, ha estratto da sola la lama, gettandola a terra in un lago di sangue, e si è accasciata al suolo rischiando di morire dissanguata per la lesione a un’arteria.

La fuga, il depistaggio e il recupero dell’arma dal Canal Grande

Nella concitazione dei soccorsi e mentre il 22enne veniva trasportato d’urgenza all’ospedale dell’Angelo, dove i medici lo hanno salvato con un delicato intervento chirurgico, uno dei due aggressori è tornato sui propri passi: ha raccolto il coltello da terra, l’arma del delitto, per poi gettarlo nelle acque del Canal Grande, nel tentativo di disfarsi di una prova decisiva. Un tentativo, quello di depistare le indagini, che si è rivelato però vano. Le ricerche del Nucleo sommozzatori della Polizia di Stato, coordinate nell’ambito delle attività istruttorie, hanno infatti permesso di recuperare il coltello, che sarà ora sottoposto a esami per la ricerca di tracce biologiche e impronte. Il tempestivo lavoro della Squadra mobile, supportato dall’analisi delle telecamere di sorveglianza pubbliche e private, ha consentito di ricostruire l’intera catena di eventi e di identificare i due fuggitivi, nonostante questi avessero cercato di far perdere le proprie tracce per alcuni giorni, prima di tornare nell’appartamento veneziano dove sono stati infine bloccati. Le investigazioni si sono avvalse anche di un proficuo scambio informativo con l’Esperto per la sicurezza a Londra, un canale attivato dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, che ha contribuito a delineare il profilo dei due sospettati.

Movida violenta, il cocktail bar “La Bussola” chiuso per quindici giorni

L’episodio, che ha riacceso i riflettori sulla sicurezza nell’area della movida veneziana, ha portato il questore di Venezia a emettere un provvedimento di sospensione della licenza per quindici giorni nei confronti del cocktail bar “La Bussola”. Il locale, situato in campo Bella Vienna, teatro non solo di questa ma anche di altre risse e violenze negli ultimi mesi, è stato giudicato dalle autorità di pubblica sicurezza come un punto di ritrovo abituale per persone violente e dedite allo spaccio. La decisione, notificata dagli agenti del commissariato di San Marco, si fonda sulla valutazione che all’interno del locale non venissero garantiti controlli sufficienti a prevenire situazioni di pericolo, in un’area, quella di Rialto, che le cronache giudiziarie descrivono come teatro ricorrente di episodi di violenza giovanile. Le indagini della Procura, nel frattempo, continuano per accertare eventuali responsabilità ulteriori e per ricostruire nel dettaglio i precedenti dei due indagati, ora a disposizione dell’autorità giudiziaria con l’accusa di tentato omicidio in concorso. Della loro posizione è stata informata anche la rappresentanza diplomatica del Regno Unito.

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