Pep Guardiola al Rigamonti per il Brescia: un legame che sfida il tempo e le gerarchie del calcio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre in Inghilterra andava in scena il big match tra Tottenham e Arsenal, e i riflettori del calcio mondiale erano puntati sul derby del Nord di Londra, Pep Guardiola sceglieva una dimensione opposta, fatta di ricordi e affetti autentici. Il tecnico del Manchester City, reduce dalla vittoria contro il Newcastle, ha infatti trascorso il pomeriggio di ieri allo stadio Rigamonti di Brescia, assistendo alla sfida del girone A di Serie C tra l'Union Brescia e la Pro Patria, un incontro terminato tre a due per i padroni di casa e che i più, senza la sua presenza, avrebbero probabilmente ignorato. La sua comparsa in tribuna, lontana dai riflettori della Premier League, ha riportato d'attualità il rapporto viscerale che lega l'allenatore catalano alla città lombarda, dove ha militato come calciatore tra il 2001 e il 2003.

Un compleanno speciale e un'amicizia lunga una vita

Il motivo della visita, come spesso accade quando si parla di Guardiola e Brescia, affonda le radici in relazioni personali che nulla hanno a che vedere con tatticismi o strategie di mercato. La sua presenza al Rigamonti, infatti, era legata al compleanno di Edoardo Piovani, attuale club manager dell'Union Brescia e figura storica della società biancazzurra, nonché autentico depositario della memoria del club. Un'amicizia, quella tra i due, che resiste dagli anni in cui Guardiola indossava quella maglia e che dimostra come certi rapporti, nati lontano dalle telecamere, sopravvivano poi agli ingaggi faraonici e ai trionfi internazionali. Accanto a lui, a godersi la partita dalle tribune, c'era anche Birkir Bjarnason, l'ex centrocampista islandese che proprio a Brescia aveva concluso la sua carriera da calciatore nella stagione precedente, quasi a formare un piccolo crocchio di ex che hanno trovato in quella città un punto di riferimento.

Dall’“Ao, nun te volevo” all’idolatria per Carletto Mazzone

La storia tra Guardiola e Brescia, del resto, è costellata di aneddoti che hanno contribuito a creare un immaginario romantico e genuino attorno alla sua figura. L'episodio più celebre rimane senza dubbio quello legato a Carlo Mazzone, il compianto mister che, quando vide arrivare il centrocampista spagnolo, riservò a quel fuoriclasse un'accoglienza tristemente celebre: "Ao, io nun te volevo", frase con cui il tecnico romano intendeva sottolineare che non era lui ad averlo richiesto ma la società. Eppure, da quel primo, burbero approccio nacque un rapporto di stima profondissima, che Guardiola non ha mai dimenticato, ricordando Mazzone come un uomo di "pelle", capace di comunicare senza bisogno di video o dati, ma solo con ironia e senso dell'umorismo. Lo stesso Guardiola, del resto, non ha mai fatto mistero di come quel periodo in provincia, lontano dai fasti del Barcellona, sia stato fondamentale per la sua formazione umana e professionale.

La sorpresa in tribuna mentre il City riposa

Che Guardiola abbia deciso di trascorrere il suo weekend di pausa, concesso ai giocatori dopo l'impegno di campionato, in un piccolo stadio di Serie C a guardare una partita potenzialmente dimenticabile, dice molto sulla sua concezione del calcio e della vita. Mentre i suoi colleghi analizzavano le prestazioni degli avversari nei campi più blasonati, lui ha preferito un bagno nella memoria e nella normalità, seduto in una sky box a osservare una squadra che lotta per tornare in Serie B, distante tredici punti dalla capolista Vicenza. La partita, peraltro, ha regalato emozioni e gol ai circa duemila spettatori presenti, con l'Union Brescia che ha conquistato tre punti pesanti in ottica playoff, momentaneamente agganciando il secondo posto in classifica proprio in virtù di questo successo sofferto. Un pomeriggio di calcio vero, insomma, lontano dal business e dalle pressioni della Champions League, che Guardiola si è goduto con la leggerezza di chi torna a casa dopo tanto tempo.

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