Israele ha colpito l’Iran: cinque motivi dietro l’attacco e la nuova escalation
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Redazione Esteri
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Da anni i jet israeliani sorvolano i cieli dell’Iran, pronti a colpire i siti nucleari che Tel Aviv considera una minaccia esistenziale. Ma se per oltre un decennio gli attacchi sono rimasti un’ipotesi confinata nelle stanze della sicurezza nazionale, oggi si sono trasformati in realtà. L’operazione israeliana, che ha preso di mira impianti strategici vicino a Isfahan e Natanz, ha scatenato una risposta immediata di Teheran, con missili lanciati sulla Galilea e sirene che hanno squarciato la notte in una dozzina di città israeliane. Cinque le vittime a Tamra, cittadina arabo-israeliana vicino a Haifa, mentre i feriti superano il centinaio.
Ma perché proprio adesso? Fonti diplomatiche e militari statunitensi, insieme alla ricostruzione di Amos Yadlin – ex capo dell’intelligence israeliana intervenuto al «Globsec Forum 2025» a Praga – delineano cinque fattori cruciali. Primo: la finestra di opportunità creata dalla presidenza Trump, che ha riportato alla Casa Bianca una linea dura verso Teheran, tanto che Israele avrebbe chiesto negli ultimi due giorni un intervento diretto degli Usa per «eliminare» il programma nucleare iraniano. Secondo: l’avanzamento tecnologico dell’Iran, che secondo i servizi segreti israeliani sarebbe vicino alla produzione di materiale fissile sufficiente per un ordigno. Terzo: la necessità di Netanyahu di riaffermare la deterrenza dopo gli attacchi del 7 ottobre, dimostrando che nessun bersaglio, neppure la guida suprema Ali Khamenei, è «off limits».
Quarto elemento: il calcolo strategico su un’eventuale risposta iraniana. Sebbene i missili lanciati su Israele abbiano causato vittime, l’intervento coordinato con Washington e Londra – che hanno dispiegato risorse per neutralizzare parte degli ordigni – ha limitato i danni, confermando la superiorità tecnologica dell’alleanza occidentale. Non a caso, mentre il premier britannico Keir Starmer annunciava l’invio di jet nella regione, Trump ha parlato con Putin, esortando a «fermare le guerre». Un messaggio che suona come un monito a Teheran, già minacciata da sanzioni più pesanti se continuerà a colpire basi militari di Usa, Uk e Francia.




