Conte alla Festa del Fatto: primarie sì, ma niente centralità per chi ha il 2%
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Redazione Interno
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Giuseppe Conte torna a parlare del futuro del centrosinistra e lo fa dalla Festa del Fatto quotidiano alla Versiliana di Marina di Pietrasanta, dove risponde alle domande di Peter Gomez e Luca De Carolis. Il leader del Movimento 5 Stelle parte dalla proposta di Matteo Renzi di un "contratto alla tedesca" tra le forze della coalizione e precisa la sua posizione: "Sono assolutamente d'accordo che ci dovrebbe essere un programma scritto, sottoscritto e controfirmato".
Per Conte servono però anche "una legge seria sul conflitto d'interessi" e un meccanismo che impedisca ai partiti più piccoli di esercitare "un potere ricattatorio".
Il nodo delle primarie
Sul metodo per scegliere il leader della coalizione, Conte ricostruisce il passaggio che ha portato allo scontro con il Partito Democratico. "Il Pd ha chiarito che per loro vale la regola del partito che prende più voti", dice. "Noi abbiamo detto che questo non è possibile, non rientra nelle nostre caratteristiche. Non possiamo preventivamente metterci nelle mani di un'altra forza politica, che sia il Pd o un'altra. La regola del partito più forte è una regola egemonica".
Al Nazareno, racconta ancora il leader pentastellato, era stato proposto "il metodo delle regionali, dove scegliamo il candidato più competitivo. Ci hanno detto di no. Allora entriamo nel campo del Pd, che ha sempre fatto le primarie".
Conte tiene a precisare che la sua non è una questione personale: "Io non sono ossessionato da Palazzo Chigi". E aggiunge una considerazione sul timing: "Ritengo che le primarie non vadano fatte a ridosso della campagna elettorale, perché se dovesse prevalere un candidato e rimanesse, all'opposto, una comunità politica un po' disorientata è giusto che il candidato abbia il tempo per parlare a quella comunità politica disorientata".
Il ruolo di Renzi nella coalizione
Quando Gomez cita Renzi e il pubblico rumoreggia, Conte non si sottrae alla domanda. "Mi sembra follia sentire qualcuno che dice che Renzi dovrebbe avere un ruolo centrale nella formazione di centro, è il contrario", afferma. "Abbiamo visto che ha una capacità espansiva molto modesta, stiamo parlando del 2%". Il riferimento è ai numeri di Italia Viva, che nelle rilevazioni nazionali si attestano appunto su quella soglia.
Conte allarga poi il discorso alle altre esperienze politiche che potrebbero contribuire al campo progressista: "Onorato ha detto che rispetto a Schlein e Conte non sceglie, sta aggregando altre forze. Cosa facciamo, lo teniamo fuori per dare centralità a Italia Viva?".
Sul fronte della politica estera, Conte fissa un altro paletto in vista della costruzione del programma comune. "Sull'Ucraina è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo", spiega, "perché non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e a quel punto si mandano a gogò armi all'Ucraina per un'escalation militare che ci sta portando giorno dopo giorno al terzo conflitto mondiale".
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