Venezia, il Corpo senza vita nel Canal Grande sotto gli occhi dei turisti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La domenica mattina, poco dopo le nove, l’incanto del Canal Grande viene squarciato da una macchia scura che galleggia a pochi metri dalla riva, davanti alla stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia. È il esanime di un uomo, un cinquantenne senza fissa dimora di origini serbe, noto in zona per quelle soste silenziose durante le quali si sedeva a osservare la laguna. A notarlo, alcuni passanti che, tra lo sgomento e la reazione istintiva, si sono sporti sull’acqua nel vano tentativo di afferrarlo; altri, più lucidi, hanno invece raggiunto di corsa lo scalo ferroviario per dare l’allarme agli agenti della Polfer in servizio.

In pochi minuti, la zona, che si affaccia su un tratto compreso tra il Ponte della Costituzione (il cosiddetto Calatrava) e il terminal lagunare dei treni, si è trasformata in un presidio a cielo aperto delle forze dell’ordine. Sul posto sono accorsi gli agenti della questura di Venezia, la polizia locale, i sanitari del Suem 118 e, aspetto cruciale per gli sviluppi giudiziari, la polizia scientifica. Per l’uomo, tuttavia, come spesso accade in queste dinamiche dove il fattore tempo è letale, non c’era ormai più nulla da fare; il medico intervenuto non ha potuto far altro che constatare il decesso, attribuendolo a un annegamento.

Il puzzle dell’identità e l’attesa della scientifica

L’assenza di documenti rende, come sempre in questi casi, l’identificazione della vittima la prima e più immediata urgenza investigativa. L’uomo, che dalla ricostruzione sarebbe una persona senza dimora, non aveva con sé né carta d’identità né passaporto; faceva eccezione solo una tessera della mensa della Caritas di Venezia, un fragile indizio che potrebbe aiutare a risalire al suo nome. La polizia scientifica ha così avviato i primi rilievi sulla salma, concentrandosi in particolare sul rilevamento delle impronte digitali. Questi reperti verranno ora inseriti nel sistema informatico Afis (Automated fingerprint identification system) della polizia di Stato, una banca dati nazionale che permette di memorizzare e confrontare rapidamente i dati biometrici; un passaggio ritenuto decisivo per dare un volto e un nome a quel senza vita.

L’indagine sulle cause: malore o scivolata?

Mentre si attende di identificare la vittima, gli inquirenti lavorano su un’altra faccia della stessa medaglia: la dinamica del decesso. Tra le ipotesi al vaglio, quella di un malore improvviso sembra al momento la più accreditata; un collasso, magari causato da un problema cardiocircolatorio, che gli avrebbe fatto perdere l’equilibrio facendolo precipitare in acqua. Non si esclude, però, la pista più banale e tragica della caduta accidentale, magari scivolando dagli scalini o dal bordo bagnato della riva mentre era seduto a guardare l’acqua. I primi accertamenti sul, va detto, non hanno rilevato segni di violenza riconducibili all’azione di terzi, un elemento che sembrerebbe al momento scongiurare l’ipotesi di un gesto violento o di un'aggressione.

Il racconto dei testimoni e il luogo della tragedia

Il tratto di riva dove è avvenuta la tragedia – davanti al palazzo della Regione – è uno dei punti più fotografati ma anche più insidiosi della città. La sua conformazione, che riduce lo spazio tra il camminamento e l’acqua, rende il confine tra la sosta e il pericolo estremamente labile. Il piazzale della stazione si è riempito di divise e di curiosi in pochissimi minuti, e alcuni residenti che frequentano l’area hanno riferito agli agenti di aver visto spesso quell’uomo seduto proprio in quel punto. Le indagini della procura, coordinate dalla questura, procedono ora su un doppio binario: da un lato la medicina legale per chiarire se la morte sia sopraggiunta per annegamento prima o dopo l’improvviso malore, dall’altro la polizia giudiziaria, che cercherà eventuali filmati delle telecamere di sorveglianza in grado di immortalare l’esatto momento della caduta.

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