Influenza 2025, parte forte la stagione: variante H3N2 e incubazione breve
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Redazione Salute
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La stagione influenzale ha preso il via con un'intensità inusuale, costringendo a letto, fin dall'inizio dell'autunno, un numero considerevole di persone. Secondo i dati raccolti dal sistema di sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto Superiore di Sanità, sono già 2,1 milioni gli italiani colpiti da infezioni respiratorie acute, un dato che delinea un avvio particolarmente vigoroso per l'epidemia invernale. A causare questo picco, che si manifesta con sintomi come febbre alta, tosse persistente e dolori muscolari e articolari, non è un unico agente patogeno bensì una complessa sinergia di virus, dai Rhinovirus al SarsCoV2, fino al virus respiratorio sinciziale, i quali circolano simultaneamente creando una situazione sanitaria articolata.
L'anticipo della stagione e la nuova variante
Ciò che caratterizza il quadro attuale, rendendolo anomalo, è il netto anticipo con cui i virus influenzali stanno colpendo la popolazione. L'European Centre for Disease Prevention and Control ha confermato che la stagione è cominciata con tre, se non quattro, settimane di anticipo rispetto alle consuete tempistiche, un fenomeno attribuito principalmente alla circolazione di una nuova variante del virus influenzale A, identificata come H3N2 (subclade K). Questo ceppo, noto per una sua maggiore virulenza, sta trovando un terreno fertile anche a causa del brusco calo delle temperature e dell'aumento dell'umidità, condizioni che spingono a trascorrere più tempo in ambienti chiusi e poco areati, facilitando di molto la trasmissione del virus da un individuo all'altro.
I numeri e le proiezioni
Le rilevazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per la regione europea fotografano una situazione in rapida ascesa: a metà novembre, circa il 17% dei tamponi effettuati negli studi medici di base è risultato positivo ai virus influenzali. Le proiezioni, basate sull'andamento dei contagi, indicano che il picco epidemico vero e proprio potrebbe toccare il suo apice tra la fine di dicembre e l'inizio del nuovo anno, quando si stima che la percentuale di positività potrebbe arrivare a interessare fino alla metà delle persone testate. Questo scenario, come ha sottolineato il professor Matteo Bassetti, comporta il "rischio di venti milioni di casi" sul territorio nazionale, un'ipotesti che rende l'idea della potenziale portata dell'ondata.
La co-circolazione virale e il periodo di incubazione
Un ulteriore elemento di complessità è dato dalla frequente co-circolazione di diversi patogeni, una circostanza per cui non sono pochi coloro che contraggono più infezioni virali simultaneamente, un fenomeno che può aggravare il decorso della malattia. Per quanto riguarda l'influenza stagionale, il periodo di incubazione – ossia il lasso di tempo che intercorre tra il contagio e la manifestazione dei primi sintomi – si mantiene piuttosto breve, generalmente compreso tra uno e tre giorni, il che spiega la velocità con cui il virus riesce a diffondersi all'interno di una collettività. La rapidità del contagio, unita alla presenza di una variante più aggressiva, delinea un contesto epidemiologico che richiede un'attenzione particolare.




