L’artigianato che verrà: a Saluzzo il futuro del made in Italy tra ferro battuto e visioni green

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Saluzzo, spesso percepita come una quieta roccaforte storica incastonata tra le montagne piemontesi, sta scrivendo in queste settimane un capitolo inaspettatamente avanguardistico del suo essere “capitale” della cultura subalpina. La prova tangibile di questa vocazione proiettata in avanti – benché radicata in un passato di botteghe e mestieri antichi – risiede negli spazi riconvertiti del Monastero della Stella, dove Confartigianato Cuneo ha allestito la mostra “L’artigianato che verrà. Visioni dal presente al futuro”, un’esposizione che resterà accessibile al pubblico fino al 3 maggio 2026 e che si inserisce a pieno titolo nelle celebrazioni ufficiali volute dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

L’eredità di un genio: come nasce la Giornata Nazionale

Per comprendere la portata simbolica dell’iniziativa in corso a Saluzzo, bisogna necessariamente risalire alla genesi di questa ricorrenza, istituita ufficialmente a partire dal 15 aprile 2024. La scelta della data non è affatto casuale, visto che coincide con la nascita di Leonardo da Vinci (1452), figura che più di ogni altra ha saputo incarnare quell’abilità unica di coniugare la materia grezza con l’intelletto puro. A distanza di oltre cinque secoli, dunque, il legislatore ha voluto ancorare il concetto di produzione contemporanea – quella che oggi chiamiamo “industrial design” o “manifattura sostenibile” – al DNA di un Paese che, anche nei momenti di maggiore crisi globale, non ha mai smesso di distinguersi per la qualità delle sue produzioni. È in questo solco culturale che si inserisce la mostra saluzzese, la quale funge da ponte ideale tra l’artigianato come necessità primaria e l’artigianato come espressione artistica totale.

Dal digitale alla materia: il messaggio del Monastero

Se l’artigianato, in una prima superficiale lettura, potrebbe apparire come un’attività nostalgica legata al solo restauro e alla conservazione, le esposizioni ospitate tra le mura del Monastero della Stella raccontano invece una realtà diametralmente opposta. Il percorso espositivo, inserito nell’ambito del più ampio cartellone di “Start Saluzzo”, sembra suggerire che la via d’uscita dalla crisi economica e identitaria – un tema che attanaglia soprattutto le aree interne e montane – passi proprio attraverso la riscoperta di un sapere tecnico che non teme il confronto con la robotica o la stampa 3D. Anzi, l’artigiano moderno, proprio come faceva Leonardo ai suoi tempi, si riappropria del ruolo di “ingegnere” della materia, capace di leggere il presente e di anticipare le tendenze del mercato.

“Lu Ferìe” di Paolo Godano: quando il ferro batte il tempo

A farsi portavoce di questa transizione, che qui chiameremmo “green” ma che in realtà è semplicemente “intelligente”, troviamo tra i protagonisti della rassegna anche l’azienda “Lu Ferìe” di Paolo Godano. Radicata a Sampeyre, una comunità dove la lavorazione del metallo era un tempo considerata un rito di passaggio quasi obbligatorio per i giovani del posto, l’impresa rappresenta la sintesi perfetta tra memoria storica e innovazione progettuale. Fondata nei primi anni Settanta da Alessandro Godano – un artigiano che, dopo aver speso otto anni della sua vita come apprendista in una delle ormai scomparse officine del paese, decise di mettersi in proprio nel settore delle costruzioni metalliche – la realtà oggi guidata da Paolo ereditando quel patrimonio di competenze, lo ha trasformato in un laboratorio estetico contemporaneo. I suoi manufatti, esposti accanto ad altre eccellenze del territorio, dimostrano come il ferro battuto possa abbandonare la sua tradizionale funzione ancillare (quella della ringhiera o del cancello) per diventare scultura, design e oggetto di arredo capace dialogare con gli spazi urbani del terzo millennio.

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