Crisi per Zelensky: la piazza sfida il presidente ucraino
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Redazione Esteri
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La crisi per Zelensky si è aperta a Kiev dopo il licenziamento di Mykhailo Fedorov dalla carica di ministro della Difesa, una decisione che ha provocato una reazione politica e una nuova pressione pubblica sul presidente ucraino. In piazza Ivan Franko, davanti al teatro nazionale e a poca distanza dal palazzo presidenziale, la protesta è arrivata al decimo giorno consecutivo con persone che chiedono di non essere ignorate. La mobilitazione non coinvolge una folla oceanica, ma riunisce veterani, amputati e giovani che contestano la gestione della vicenda legata a Fedorov.
Lo scontro politico dopo il licenziamento di Fedorov
Secondo Volodymyr Fesenko, scienziato politico e direttore del centro studi Penta, il licenziamento di Fedorov ha aperto un vero e proprio “vaso di Pandora”, generando una serie di problemi politici per il sistema di potere ucraino. La vicenda ha riportato al centro del dibattito il rapporto tra il presidente Volodymyr Zelensky e la pressione proveniente dalla piazza. Tymofiy Mylovanov, politico ed economista ucraino che è stato ministro dello sviluppo economico e del commercio dal 2019 al 2020 nel governo Honcharuk e oggi presiede la Kyiv School of Economics, ha sostenuto che Zelensky non apprezzi la pressione delle piazze e non voglia concedere troppo potere alla mobilitazione popolare.
Mylovanov ha inoltre affermato che Zelensky avrebbe aspettato fino all’ultimo per rimuovere Syrsky e ha richiamato la questione del peso politico delle proteste dopo gli eventi che hanno coinvolto Yermak. Le sue dichiarazioni descrivono una fase in cui il presidente ucraino deve confrontarsi con una crescente attenzione pubblica sulle scelte interne al vertice dello Stato. La protesta in corso a Kiev, pur composta da un numero limitato di partecipanti, è diventata un elemento visibile dello scontro politico nato dopo il cambio alla guida della Difesa.
Fedorov, i droni e il ruolo dell’innovazione nella Difesa
Prima di arrivare al ministero della Difesa, Mykhailo Fedorov era stato il volto dell’Ucraina legata all’innovazione digitale durante la guerra. Da ex ministro della Trasformazione digitale era associato a Diia, la super app della pubblica amministrazione ucraina che consente anche procedure come il matrimonio online e il rinvio del reclutamento. Successivamente, alla guida della Difesa, Fedorov è diventato il ministro collegato al settore dei droni e degli algoritmi, elementi centrali del nuovo approccio tecnologico alla guerra.
La sua immagine pubblica è cambiata anche attraverso uno stile distante dalla tradizione istituzionale: via la giacca, spazio alla felpa, eliminazione dei vecchi arredi dell’epoca sovietica e introduzione di elementi come il ping pong negli ambienti di lavoro. Questo modo di rappresentare il ministero e il suo legame con la tecnologia ha contribuito a renderlo una figura riconoscibile all’interno del dibattito politico ucraino. Allo stesso tempo, il suo ruolo ha generato tensioni con la Bankova, la via del potere di Kiev, soprattutto nel contesto della guerra degli appalti e delle scelte sulla Difesa.
La protesta a Kiev e le nuove tensioni nel potere ucraino
La manifestazione davanti al teatro nazionale di Kiev ha mostrato una frattura tra una parte dei cittadini scesi in piazza e il vertice politico guidato da Zelensky. I partecipanti hanno chiesto di essere ascoltati con lo slogan “Non riuscirete a ignorarci”, mentre la distanza dal palazzo presidenziale ha reso ancora più evidente il collegamento simbolico tra la protesta e il centro del potere. La presenza di veterani e persone segnate dalla guerra ha dato alla mobilitazione un carattere legato direttamente al conflitto in corso.
La vicenda Fedorov è diventata così un punto di confronto tra la leadership presidenziale, le richieste della piazza e il ruolo di figure politiche considerate rappresentative di un’Ucraina più tecnologica e innovativa. Le dichiarazioni di analisti e politici hanno evidenziato le difficoltà aperte dal cambio alla guida della Difesa, mentre il caso continua a concentrarsi sul rapporto tra decisioni del governo, consenso pubblico e trasformazioni interne al sistema di potere di Kiev.
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