Polmoniti fuori stagione, perché i virus respiratori circolano anche d'estate
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Redazione Salute
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Le infezioni respiratorie acute non seguono più il calendario delle stagioni fredde. Anche nei mesi estivi gli ambulatori dei medici di famiglia e i Pronto soccorso continuano a intercettare pazienti con febbre, tosse persistente e quadri polmonari che, fino a qualche anno fa, sarebbero stati considerati anomali fuori dall'inverno. Il fenomeno, segnalato da più parti nel corso dell'estate, ha una spiegazione clinica precisa: non tutti i patogeni respiratori sono legati alle basse temperature.
I patogeni che non vanno in vacanza
Claudio Micheletto, pneumologo e past president dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri, ha spiegato che le polmoniti interstiziali, in particolare quelle causate da batteri intracellulari come Mycoplasma e Chlamydia, possono manifestarsi durante tutto l'anno. A questi si aggiungono i virus respiratori tipicamente estivi, come rinovirus, adenovirus, enterovirus e virus parainfluenzali, che circolano con picchi proprio nella stagione calda. Anche il SARS-CoV-2 mantiene una circolazione residua, sebbene con quadri clinici generalmente meno severi rispetto alle fasi pandemiche.
Il risultato è un mosaico di agenti infettivi che produce sintomi indistinguibili da quelli dell'influenza stagionale: febbre, mal di gola, dolori muscolari e una stanchezza che può protrarsi anche dopo la guarigione.
Il ruolo dell'aria condizionata e degli sbalzi termici
L'aria condizionata non è di per sé responsabile delle infezioni, ma contribuisce a creare le condizioni favorevoli. Gli ambienti freddi e secchi irritano le mucose respiratorie, riducendo la capacità di difesa naturale contro gli agenti patogeni, mentre i bruschi passaggi da un ambiente surriscaldato a uno climatizzato possono accentuare il disagio. A questo si aggiungono fattori comportamentali: la maggiore frequentazione di spazi chiusi e affollati, i viaggi e la concentrazione di persone in ambienti climatizzati facilitano la trasmissione.
Il quadro estivo, insomma, non è poi così diverso da quello invernale, cambiano semmai i protagonisti virali e batterici.
Uno sguardo alla stagione che verrà
Mentre l'estate presenta il conto di queste infezioni fuori tempo massimo, l'attenzione degli esperti si sposta già alla prossima stagione influenzale. Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio di Milano, ha indicato una stima di 12-14 milioni di casi complessivi di sindromi simil-influenzali per il 2026-2027, dopo una stagione precedente che aveva superato i 15 milioni.
I dati provenienti dall'Australia, che affronta l'inverno prima dell'Europa, mostrano una circolazione complessivamente inferiore rispetto agli anni passati, con la variante K del virus H3N2 in evidenza. La co-circolazione di H1N1 e dei virus di tipo B completa il panorama dei ceppi attesi.
La campagna vaccinale e le categorie a rischio
La circolare del Ministero della Salute per la stagione 2026-2027 raccomanda la vaccinazione antinfluenzale a partire dai 6 mesi di età, con priorità per bambini fino a 6 anni, over 60, donne in gravidanza, operatori sanitari e persone con patologie croniche. Una delle novità rispetto agli anni precedenti riguarda l'abbassamento a 60 anni della soglia per l'utilizzo dei vaccini potenziati.
Pregliasco ha ricordato che il valore della vaccinazione risiede soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e dei ricoveri, e che la co-somministrazione con il vaccino anti-Covid è possibile per le categorie eleggibili. La rete di sorveglianza RespiVirNet, coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità, continua intanto a monitorare la circolazione dei virus respiratori, inclusi quelli che si manifestano fuori stagione.
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