Bublik batte Sinner a Halle e festeggia su Instagram: "L’ho battuto, ragazzi"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alex Bublik, dopo aver sfiorato la vittoria a Parigi, questa volta non ha lasciato scampo a Jannik Sinner. Il tennista kazako, noto per il suo carattere estroverso e per un approccio al gioco che spesso sfiora l’imprevedibile, ha avuto la meglio sul numero uno del mondo negli ottavi di finale dell’Atp 500 di Halle, chiudendo l’incontro con un punteggio di 3-6, 6-3, 6-4. Un risultato che, sebbene non inatteso – considerando la capacità di Bublik di alzare il livello su superfici veloci –, assume un significato particolare, trattandosi della prima sconfitta di Sinner contro un giocatore fuori dalla top 20 da Cincinnati 2023.

"I got him", ha scritto Bublik su Instagram, accompagnando il post con un semplice "L’ho battuto". Niente esultanze plateali, nessuna provocazione eccessiva, solo la soddisfazione di chi, dopo averci provato più volte, riesce finalmente a centrare l’obiettivo. Del resto, già due settimane fa, dopo il match al Roland Garros finito al quinto set, aveva ironizzato con un "L’ho quasi battuto a Parigi". Stavolta, però, il quasi è sparito.

Sinner, da parte sua, ha reagito con pragmatismo. "È andata così, c’è da accettarlo", ha detto ai microfoni di Sky Sport, ammettendo che un po’ di riposo prima di Wimbledon – dove sarà chiamato a difendere il suo status di testa di serie – potrebbe fargli bene. Il sudtirolese, che con questa sconfitta perderà 450 punti in classifica, ha riconosciuto i meriti dell’avversario: "Bublik ha servito alla grande", ha commentato, riferendosi ai 15 ace e al 76% di punti vinti con la prima palla dal kazako.

Quella di Halle resta comunque una parentesi in una stagione dominata da Sinner, che dopo il trionfo agli Australian Open e una serie di risultati di alto livello si è aggiudicato la vetta del ranking Atp. Bublik, dal canto suo, conferma di essere un avversario insidioso, capace di alternare colpi geniali a momenti di apparente disimpegno. La sua vittoria, al di là del valore simbolico, dimostra ancora una volta quanto il tennis moderno sia aperto a sorprese, soprattutto quando la superficie – l’erba, in questo caso – riduce i margini tra i migliori e chi li tallona.

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