Vertice Ue, von der Leyen lancia l'allarme: "Crisi materie prime alle porte, rischiamo di dipendere dalla Cina"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Alla vigilia del Consiglio europeo, che riunirà i capi di stato e di governo, Ursula von der Leyen ha tracciato dinanzi all’emiciclo di Strasburgo un quadro preoccupante per il futuro industriale del continente, legando in maniera indissolubile, in un equilibrio delicato, le esigenze della competitività con quelle della decarbonizzazione. La presidente della Commissione europea, intervenendo in plenaria per preparare i lavori del vertice, ha posto una questione cruciale, chiedendosi se l’Unione intenda “raccogliere i frutti del boom globale delle tecnologie pulite o lasciare che siano altri a trarne profitto”. Un interrogativo che suona come un monito, considerando gli investimenti massicci che la Cina sta già destinando a settori chiave come i veicoli elettrici e le batterie, e che delinea una concorrenza globale nella quale l’Europa non può permettersi di arrivare seconda.

L'allarme sulle materie prime essenziali

“Una crisi nell’approvvigionamento di materie prime essenziali non è più a rischio remoto. È alle porte”. Con queste parole, nette e perentorie, von der Leyen ha voluto sottolineare l’urgenza di una risposta europea alla vulnerabilità delle catene di approvvigionamento. Il suo discorso, che ha il sapore di un mea culpa tardivo, ha infatti ammesso come le politiche dell’Unione abbiano, di fatto, “contribuito all’emergere della Cina nelle tecnologie green”, creando le premesse per una nuova, pericolosa dipendenza strategica. Una presa di coscienza che arriva in un momento decisivo e che sembra aver già influenzato l’agenda, aprendo alla possibilità di anticipare la revisione delle norme che impongono il solo “tutto elettrico” per le auto a partire dal 2035.

La sfida del controllo tecnologico

Oltre alla questione energetica, che vede le bollette elettriche appesantite da un carico fiscale eccessivo e per la quale la presidente ha annunciato nuove azioni concrete per una riduzione, il cuore della strategia proposta risiede nella volontà di mantenere il controllo sulle tecnologie pulite strategiche. Von der Leyen ha insistito sulla necessità che l’Europa diventi un produttore di primo piano nel campo della Clean Tech, sfruttando il boom di settori in piena espansione. La transizione ecologica, quindi, non viene più vista soltanto come un imperativo ambientale, ma si trasforma in una gigantesca partita industriale, dove la sovranità tecnologica rappresenta l’obiettivo primario per non vedersi scavalcati da competitor globali agguerriti.

Il nodo della transizione industriale

La dipendenza dal gigante cinese, ormai evidente in molti campi, costituisce lo spettro che incombe sulle discussioni dei leader europei. La reazione di Bruxelles, sollecitata a gran voce dalla stessa von der Leyen, dovrà quindi essere rapida e coordinata, per scongiurare il ripetersi di errori del passato e per garantire che la trasformazione verde dell’economia non si traduca in un trasferimento di capacità produttiva e know-how al di fuori dei confini dell’Unione. La sfida, che il vertice dovrà affrontare, consiste proprio nel trovare il modo di coniugare gli ambiziosi obiettivi del Green Deal con la sopravvivenza e il rilancio di un’industria europea competitiva su scala mondiale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.