Cop30, a Belem manca l'accordo sull'abbandono dei combustibili fossili
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Redazione Interno
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I negoziati della Cop30, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima ospitata a Belem, nel cuore dell'Amazzonia brasiliana, si avviano verso la conclusione in un clima di profonda incertezza, segnato dall'assenza di un consenso sul punto più critico: la fuoriuscita graduale dai combustibili fossili. La bozza di accordo finale, circolata nelle ultime ore, non include infatti quel richiamo esplicito alla riduzione dell'uso di petrolio, gas e carbone che molti ritenevano un obiettivo minimo e non negoziabile di questo vertice. Un'omissione che, stando a quanto trapela dai corridoi dei colloqui, riflette le forti resistenze di numerosi paesi le cui economie dipendono in maniera sostanziale dalle fonti energetiche tradizionali, i quali continuano a opporsi a un linguaggio troppo netto e vincolante.
Un testo deludente e la fuga per l'incendio
Il documento proposto dalla presidenza brasiliana, definito da più parti come straordinariamente privo di coraggio e di azione concreta, si configura come un brodino annacquato che, sebbene tenti di risolvere alcune questioni tecniche attraverso il concetto del ‘Global Mutirao’ – un richiamo allo sforzo collettivo tipico della cultura locale –, non affronta il nocciolo della crisi climatica. Le trattative, già di per sé complesse, hanno conosciuto un momento di drammatica interruzione a causa di un incendio divampato nella zona del vertice, il quale ha costretto tutti i partecipanti a un'evacuazione generale e improvvisa, aggiungendo tensione a un contesto già estremamente fragile.
La posizione italiana e lo stallo negoziale
A confermare le difficoltà è intervenuto lo stesso Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, il quale, pur riconoscendo la gravità della situazione, ha sottolineato l'impegno costante della presidenza brasiliana. “La situazione è molto difficile”, ha affermato Pichetto a margine della Plenaria, aggiungendo che lo spirito del 'Mutirao' deve tradursi in decisioni operative e condivise. L'Italia, in coordinamento con gli altri partner europei, sta lavorando in maniera costruttiva per cercare di sbloccare l'impasse, ma la distanza tra le posizioni rimane notevole, fotografando una frattura profonda che rischia di far naufragare l'intero negoziato, paragonato da alcuni a una pericolosa danza sull'orlo dell'abisso.
Il futuro dell'accordo globale
Mentre la plenaria finale si avvicina, i delegati proseguono senza sosta i colloqui per cercare un'intesa sull'intero pacchetto di decisioni, il quale, per essere adottato, necessita del consenso unanime di tutti i paesi presenti. La mancanza di una roadmap chiara per l'abbandono dei combustibili fossili rappresenta uno scoglio quasi insormontabile, che getta un'ombra sugli esiti della conferenza e sulle reali possibilità della diplomazia climatica di dettare un cambio di rotta vincolante a livello globale, lasciando molti interrogativi aperti sulla reale volontà politica di affrontare in maniera risoluta l'emergenza planetaria.




