La madre si lancia dal balcone con i figli a Catanzaro, sopravvive solo la bimba di 6 anni
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Redazione Interno
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La cronaca di una notte di ordinaria follia, consumatasi tra le mura domestiche di un appartamento al terzo piano di un palazzo di Catanzaro, ha restituito una scena che nessun congiunto avrebbe mai voluto immaginare. Una donna di 46 anni, A. D., operatrice in una struttura per anziani (Rsa), ha deciso di porre fine alla propria vita e a quella dei suoi tre bambini, gettandosi nel vuoto dal balcone di casa; un gesto definitivo che non ha lasciato scampo a lei né ai due maschietti, di 4 e 6 anni, mentre la piccola di 6 anni – l’unica miracolosamente sopravvissuta all’impatto – si trova ora ricoverata in gravissime condizioni. Stando a quanto emerso dalle prime ricostruzioni, il marito della donna era presente nell’abitazione al momento della tragedia, senza che però, al momento, vengano forniti dettagli sulla sua esatta posizione o reazione immediata.
Il volo dal terrazzo e la scoperta dell’orrore da parte del coniuge
È stato lo stesso uomo, rientrato o forse mai uscito da quelle stanze, a fare l’amara scoperta: i corpi esanimi della moglie e dei due figli maschi giacevano a terra, mentre la primogenita, seppur gravemente ferita, dava ancora segni di vita. Secondo quanto si è appreso, prima di compiere quel salto nel buio, la 46enne avrebbe svegliato i bambini, li avrebbe vestiti con cura – persino l’abito che si usa per la prima comunione, quasi a suggerire una liturgia funebre anticipata – e poi li avrebbe presi in braccio uno a uno, per lasciarli cadere nel vuoto. Il “film dell’orrore”, come qualcuno lo ha definito, si è consumato in pochi istanti; il marito, trovandosi davanti quella scena, ha potuto solo allertare i soccorsi, ormai inutili per tre delle quattro persone coinvolte.
Il trasferimento d’urgenza al Gaslini di Genova per la piccola superstite
La bimba di 6 anni, inizialmente ricoverata presso l’ospedale Pugliese dell’Azienda ospedaliera universitaria Dulbecco del capoluogo calabro, è stata trasferita nella notte all’Istituto Giannina Gaslini di Genova. La decisione, spiegano fonti sanitarie, è maturata dopo un confronto clinico tra i professionisti delle due strutture; una valutazione specialistica ha ritenuto necessario garantire alla paziente pediatrica la migliore continuità delle cure, spostandola in un contesto altamente specializzato come quello genovese, dove potrà usufruire di un percorso assistenziale dedicato.
Il disagio silenzioso: la psicologa e il tabù della richiesta d’aiuto
Daniela Chieffo, professore associato di Psicologia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttrice di Psicologia Clinica della Fondazione Policlinico Gemelli, prova a inquadrare un gesto che – per quanto inaccettabile – affonda le radici in un malessere profondo. «Dopo tre gravidanze – osserva – è plausibile uno sfinimento affettivo; ma la difficoltà a chiedere aiuto, a cercare supporto negli altri, rimane spesso un tabù». Un meccanismo che rende difficile intercettare il disagio prima che degeneri in tragedia, anche quando – come in questo caso – non vi sarebbero state denunce o segnalazioni preventive ai servizi sociali.




