PlayStation chiude Bluepoint Games: addio allo studio texano dei remake di Demon’s Souls e Shadow of the Colossus

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La notizia, riportata nelle ultime ore da Bloomberg e confermata dalla stessa Sony Interactive Entertainment, ha scosso l’industria videoludica. Bluepoint Games, lo studio di Austin celebre per la qualità cristallina dei suoi rifacimenti, chiuderà definitivamente i battenti il mese prossimo. La decisione, maturata “a seguito di una recente revisione aziendale” come si legge nella nota ufficiale diffusa dall’azienda, comporterà il licenziamento di circa settanta dei suoi ottanta dipendenti. Un’ecatombe professionale che arriva a meno di cinque anni dall’acquisizione del team da parte del colosso giapponese, avvenuta nel 2021, e che solleva piú di un interrogativo sulla strategia adottata da PlayStation Studios.

Un pedigree tecnico ineguagliabile e una specializzazione diventata un’arma a doppio taglio

Fondato nel 2006 da ex dipendenti Retro Studios, Bluepoint si era costruito negli anni una reputazione invidiabile nel campo delle remastered e dei remake. Il suo approccio, chirurgico e rispettoso della materia originale, aveva restituito al pubblico versioni definitive di capisaldi come God of War Collection, Metal Gear Solid HD Collection e Uncharted: The Nathan Drake Collection. Il punto di svolta, però, era arrivato con il remake di Shadow of the Colossus nel 2018, un’opera che aveva saputo modernizzare il capolavoro di Fumito Ueda senza tradirne l’anima malinconica. Un’impresa, quella, che aveva trovato coronamento nel remake di Demon’s Souls per PlayStation 5, gioco di lancio della console presentato nel 2020 che aveva letteralmente stupito critica e pubblico per la cura maniacale dei dettagli e l’incredibile fedeltà grafica. Era stato proprio quel successo, e l’acclamazione universale ricevuta, a convincere Sony a integrare formalmente lo studio nella propria famiglia, con l’allora presidente Marco Thrush che aveva parlato di “contenuti originali in lavorazione” e di un “nuovo passo nella nostra evoluzione”.

Il progetto cancellato su God of War e il fallimento della strategia live service

Lo sviluppo di contenuti originali, però, non ha mai visto la luce. Dopo aver prestato supporto a Santa Monica Studio per God of War Ragnarok, a Bluepoint era stato affidato il compito di realizzare un gioco live service ambientato nell’universo di God of War, seguendo la direttiva, voluta ai piani alti, di espandere il parco titoli first-party con esperienze multiplayer in grado di garantire introiti a lungo termine. Una strategia, quella dei cosiddetti GaaS (Games as a Service), che ha mostrato tutte le sue crepe nel giro di pochi mesi: il progetto su Kratos è stato silurato nel gennaio del 2025, dopo che Sony aveva già registrato perdite ingenti con il colossale flop di Concord, lo shooter firmato Firewalk Studios ritirato dal mercato appena due settimane dopo il lancio. Da quel momento, per Bluepoint è iniziato un periodo di limbo. Lo studio ha passato l’ultimo anno a proporre nuove idee e nuovi progetti, tentando di rimettersi in gioco, ma nessuna di queste proposte ha superato la fase embrionale, ottenendo il via libera per la piena produzione.

Una chiusura che segue una scia di tagli e ridimensionamenti nei PlayStation Studios

La chiusura di Bluepoint, sebbene shock per la qualità del team, non rappresenta un caso isolato nel panorama delle recenti mosse di Sony. Lo smantellamento dello studio texano segue di pochi mesi le chiusure di Firewalk Studios, Neon Koi e Firesprite, e si inserisce in un piú ampio ridimensionamento che ha visto anche Insomniac Games e Bungie colpiti da ondate di licenziamenti. Hermen Hulst, responsabile dei PlayStation Studios, nella dichiarazione ufficiale ha ringraziato Bluepoint per “passione, creatività e maestria”, definendolo “un team incredibilmente talentuoso”. Un ringraziamento che, per i diretti interessati e per molti osservatori, suona come una beffa: lo stesso Hulst, appena un anno fa, aveva pubblicamente smentito l’intenzione di chiudere Bend Studio e Bluepoint dopo la cancellazione dei rispettivi progetti. Parole, quelle, che ora si rivelano prive di fondamento. Dello studio di Austin, che aveva saputo costruire un ponte tra passato e futuro del medium videoludico con una maestria tecnica fuori dal comune, tra poche settimane non resterà che il ricordo, mentre i settanta sviluppatori rimasti privi di occupazione proveranno a ricollocarsi in un settore, quello del gaming, sempre piú in affanno.

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