Tra i numeri macro e le assemblee, la giornata tipo di Piazza Affari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   MILANO – La seduta del 15 aprile si presenta, agli occhi degli operatori e degli strategist più attenti, come un vero e proprio crocevia per tastare il polso a due delle economie più influenti del pianeta, senza dimenticare, naturalmente, il battito quotidiano di Piazza Affari. Se da un lato gli occhi sono puntati sui consueti indicatori congiunturali – quelli che, lo sappiamo, spesso dettano l’umore del mattino – dall’altro è il calendario societario a offrire lo spunto per qualche riflessione sul fronte domestico, in particolare per alcuni dei nomi più pesanti del listino.

Partiamo, come sempre in questi casi, dai numeri puri. La giornata si apre con il dato francese sull’inflazione armonizzata di marzo, un’anticipazione in chiave transalpina di ciò che poi vedremo a livello continentale. A questo segue, alle 11, il dato sulla produzione industriale dell’Eurozona relativo a febbraio: un indicatore, quest’ultimo, che fa da termometro alla salute del comparto manifatturiero, ancora alle prese con le tensioni sui costi energetici e una domanda esterna altalenante. Nel primo pomeriggio, il testimone passa agli Stati Uniti con l’indice settimanale delle richieste di mutui, per poi focalizzarsi sull’indice manifatturiero dello Stato di New York (Empire State) di aprile e, a seguire, sull’indice Nahb sulla fiducia dei costruttori, un dato che fornisce preziose indicazioni sulle prospettive del mercato immobiliare a stelle e strisce. Non mancano, ovviamente, gli appuntamenti con le scorte settimanali di petrolio e, in chiusura di serata europea, gli interventi chiave della Federal Reserve: atteso il discorso della votante Bowman, e ancor più attesa la pubblicazione del cosiddetto “Beige Book”, il famoso rapporto aneddotico che la Fed diffonde otto volte l’anno per raccontare, distretto per distretto, lo stato di salute dell’economia reale.

Le assemblee che muovono i titoli

Se il calendario macro disegna lo scenario esterno, è il capitolo delle assemblee degli azionisti a catalizzare l’attenzione su Milano. Una mattinata particolarmente densa, va detto, quella del 15 aprile, con alcuni dei principali pilastri del Ftse Mib chiamati a raccolta per l’approvazione dei bilanci e, nei casi più spinosi, per rinnovare le proprie cariche sociali. Occhi puntatissimi, in particolare, su Banca Monte dei Paschi di Siena, la cui assemblea è fissata per le 10. La banca senese, reduce da un percorso di riforme e da una ritrovata centralità nel panorama del credito italiano, rappresenta sempre un termometro sensibile per l’intero comparto. Poco prima, alle 9, toccherà alla Ferrari, mentre nel corso della mattinata (alle 11) sarà il turno di Telecom Italia, con i suoi azionisti chiamati a esprimersi sul futuro dell’ex monopolista dopo la complessa operazione sulla rete.

Scendendo nel dettaglio delle MidCap, si segnalano le riunioni di Anima Holding (a mezzogiorno), di Maire (alle 10:30, sebbene si tratti della prima convocazione) e di Piaggio (alle 11, anch’essa in prima chiamata). Un dettaglio, quello delle “prime convocazioni”, che non è puramente burocratico: spesso, quando l’esito è scontato o l’affluenza è prevista in calo, queste assemblee rappresentano un semplice adempimento formale. Non manca, infine, l’appuntamento con la finanza comportamentale: alle 11, SoldiOnline pubblicherà la tabella aggiornata della cosiddetta “BlackList” della Consob, ovvero l’elenco dei soggetti che operano abusivamente o che offrono prodotti finanziari privi del prospetto informativo – un utile vademecum, questo, per orientarsi nei meandri meno trasparenti del web finanziario.

Il colpo di scena dell’Empire State

Se l’agenda parlava di un dato in recupero per l’indice manifatturiero di New York, la realtà ha superato le previsioni più ottimistiche. L’indice Empire State, diffuso nel primo pomeriggio, è schizzato a +11 punti, un valore che lascia di stucco gli analisti se si considera che il mese precedente si era fermato a -0,2. Un balzo in territorio positivo che non può essere liquidato come un semplice “rimbalzo tecnico”. A spingere la ripresa sono soprattutto le componenti più strutturali: i nuovi ordini sono volati a 19,3 punti (da 6,4), mentre le consegne hanno registrato un +20,2, un dato che non si vedeva dai tempi precedenti alle ultime strette monetarie. Segnali, questi, che suggeriscono una resilienza del comparto industriale americano, o quantomeno della costa orientale, nonostante i tassi di interesse siano ancora fermi su livelli proibitivi per molti settori.

L’Europa della produzione e l’incognita del Beige Book

In contemporanea con i buoni dati USA, arrivavano confortanti novelle anche dall’Eurozona. La produzione industriale di febbraio ha registrato un incremento dello 0,4% su base mensile, un risultato migliore dello 0,3% atteso e in netta ripresa rispetto al -0,8% di gennaio. Una boccata d’ossigeno per il Vecchio Continente, anche se il dato tendenziale (su anno) rimane ancora negativo (-0,6%), a testimonianza di una ripresa che, sebbene avviata, procede a strappi. Nel corso della serata, l’attenzione si è poi spostata sulla pubblicazione del Beige Book della Federal Reserve. Il rapporto ha dipinto un quadro di una economia americana che cresce a “ritmo lieve o modesto” in otto distretti su dodici, ma ha acceso un campanello d’allarme fondamentale: il conflitto in Medio Oriente viene citato come una “importante fonte di incertezza”. Questo clima di tensione sta spingendo i costi dell’energia verso l’alto (e di conseguenza i noli e le materie prime plastiche) e, cosa forse più grave, sta alimentando una crescente “price sensitivity” tra i consumatori a reddito medio-basso, con un aumento della domanda nelle mense dei poveri e delle organizzazioni di assistenza sociale. Un quadro, insomma, di crescita “a due velocità”, dove i ricchi continuano a spendere e le classi meno abbienti iniziano a risentire del caro vita e della paura di una escalation.

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