Spread btp-bund torna ai livelli del 2009, un'era di tensioni sembra alle spalle

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Quella differenziale, che ora si attesta su valori così contenuti, ha costituito per un intero decennio un premio al rischio particolarmente gravoso, richiesto dagli investitori per detenere titoli di Stato italiani invece di quelli tedeschi, considerati il bene rifugio per eccellenza dell'area euro. Le sue impennate, che in passato hanno superato abbondantemente i cinquecento punti, sono state spesso il segnale di turbative profonde nei mercati, scatenate da crisi di governo o da tensioni istituzionali, le quali alimentavano il timore di una sostenibilità del debito nazionale. La sua discesa ai livelli attuali, quindi, non è un semplice dato tecnico ma rappresenta piuttosto il superamento di un'epoca, durante la quale il parametro è stato percepito come una sorta di marchio d'infamia per l'intero sistema paese.

L'evoluzione odierna, del resto, si inserisce in un quadro più ampio di convergenza degli spread all'interno dell'Eurozona, come evidenziato da diverse analisi di mercato. Mentre i Bund mantengono il loro ruolo di benchmark, i titoli dei paesi cosiddetti periferici, tra i quali l'Italia insieme a Spagna e Grecia, hanno visto progressivamente ridursi il loro differenziale di rendimento rispetto a quelli core, come quelli francesi o tedeschi appunto. Un processo che, partendo dai circa 116 punti base di inizio anno, ha condotto fin sotto la soglia dei 70 punti, disegnando una mappa finanziaria dell'unione monetaria meno frammentata e soggetta a tensioni speculative di quante non se ne vedessero da tempo.

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