I miliardari puntano su asset sicuri e tecnologia nel 2026, nonostante i venti di crisi
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Redazione Economia
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L’orizzonte finanziario per il 2026, scrutato dai più facoltosi investitori globali, rivela una cauta determinazione ad affrontare un contesto tutt'altro che sereno. Sebbene il "club dei miliardari" manifesti una fiducia di fondo, i piani per i loro portafogli riflettono una prudenza dettata dalle persistenti tensioni geopolitiche, da un'inflazione ancora recalcitrante in alcune aree del mondo e da una crescita che fatica a trovare un ritmo uniforme. L’infografica elaborata da Visual Capitalist, offrendo una fotografia delle intenzioni di allocazione, mostra chiaramente come la strategia predominante non sia l’arretramento bensì un significativo riposizionamento, con aumenti e riduzioni ben mirati tra le diverse classi di attività. Uno scenario che, nel suo complesso, viene definito costruttivo, soprattutto in virtù dell’attesa di tagli graduali dei tassi d’interesse e di una ricerca ossessiva della qualità negli investimenti.
La resilienza globale e le tre tendenze da monitorare
La resilienza dimostrata dall’economia mondiale nel 2025, nonostante gli shock politici – tra cui, è doveroso ricordarlo, le nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa scaturite dalla questione groenlandese –, funge da base per un anno che dovrebbe vedere una stabilizzazione delle attività. È in questo quadro che Pierluigi Ansuinelli di Franklin Templeton Investment Solutions individua tre tendenze capaci di ridisegnare le strategie: il "broadening", ossia l’ampliamento dell'universo investibile verso nuove opportunità; lo "steepening", ovvero curve dei rendimenti obbligazionarie più ripide; e infine il "weakening", un indebolimento atteso del dollaro statunitense. Tendenze che, se confermate, aprono prospettive di diversificazione e di rendimento in settori e aree geografiche finora meno considerati.
Il posizionamento tra obbligazioni, Europa e intelligenza artificiale
All'interno di questo mosaico, le intenzioni degli ultra-ricchi sembrano convergere su alcuni asset precisi. L’attenzione verso le obbligazioni di alta qualità appare in crescita, complice la prospettiva di tassi più attraenti dopo un lungo ciclo di rialzi. Parallelamente, l’Europa torna sotto i riflettori: per Eurizon, ad esempio, il 2026 potrebbe essere proprio l’anno del Vecchio Continente, seguito dai mercati emergenti e solo in un secondo momento dagli Stati Uniti. Un ribaltamento di priorità che tiene conto delle valutazioni relative e del ciclo economico. A catalizzare una parte significativa degli investimenti, poi, rimane il tema dell’intelligenza artificiale, visto non come una moda passeggera ma come un driver strutturale di crescita e innovazione per i bilanci delle società.
Il supporto degli utili e le ombre della cronaca nera
A sostenere l’ottimismo di fondo, seppur moderato, contribuiscono le previsioni sugli utili societari, attesi in crescita a doppia cifra sia negli Stati Uniti che in Eurozona per il 2026 e l’anno successivo. Questo fondamentale, unito a un’inflazione che mostra segni di stabilizzazione, rappresenta un argine solido contro paure di recessione profonda e giustifica, secondo molti analisti, la possibilità di una ripresa del rialzo dei mercati azionari nel medio termine. Le inchieste giudiziarie su alcuni scandali finanziari degli ultimi anni, condotte con rigore e senza clamori inutili, contribuiscono indirettamente a un clima di maggiore trasparenza, pur ricordando che la vigilanza resta sempre necessaria, come dimostrano alcuni episodi di cronaca nera legata al mondo della finanza che le autorità stanno ancora chiarendo nei dettagli, con il massimo rispetto per le persone coinvolte.




