Ferrero e il nodo contrattuale con Alcaraz: «Si poteva risolvere». E sull’ipotesi Sinner ammette: «Dovrei riflettere»
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Redazione Sport
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Juan Carlos Ferrero, dopo settimane di silenzio, decide di raccontare le circostanze che hanno portato alla fine del sodalizio con Carlos Alcaraz, un rapporto che, nato quando il tennista murciano era poco più che un adolescente, lo ha accompagnato fino alla vetta del ranking Atp. L’ex numero uno del mondo, in un’intervista concessa al quotidiano Marca, delinea con parole misurate il percorso di una separazione che ha sorpreso il mondo del tennis, sottolineando come, al di là degli aspetti umani e tecnici, sia stato un disaccordo di natura contrattuale a innescare la rottura. «Il suo team tirava dalla sua parte, io dalla mia», ammette Ferrero, specificando però di non voler scendere in alcuni dettagli riservati, quelli che definisce, senza approfondire, semplicemente «aspetti».
Il rimpianto per una soluzione mancata
Pur nel rispetto delle posizioni di ciascuno, ciò che traspare con forza dal racconto dello spagnolo è un senso di opportunità perduta, l’idea che un confronto più diretto avrebbe potuto scongiurare l’epilogo. «Se ci fossimo parlati avremmo potuto risolvere», afferma infatti con una certa amarezza, smentendo nel contempo che la ragione del contendere fossero meramente le cifre: «Non ho rotto con Alcaraz per soldi». La sua narrazione, che evita toni accusatori, si concentra su una dinamica negoziale che, complicata dall’intervento dei rispettivi entourage, ha finito per logorare un’intesa fino a quel momento solida. Ferrero, del resto, ricorda con affetto gli anni della crescita, quel periodo formativo tra i 15 e i 18 anni del campione, che descrive come i più belli e che oggi, implicitamente, sente di aver definitivamente archiviato.
Il presente e un futuro tutto da valutare
L’allenatore, che per ora intende prendersi una pausa di alcuni mesi per staccare dall’ambiente agonistico, non nasconde la fatica emotiva di questo addio, definendolo senza mezzi termini un «autentico lutto sportivo». Una ferita aperta che richiederà tempo per rimarginarsi, durante il quale non prenderà in considerazione impegni di alcun tipo. Tuttavia, quando il discorso si sposta su un ipotetico futuro, una domanda inevitabile gli viene posta: quella sulla possibilità di guidare Jannik Sinner, il principale rivale di Alcaraz sul circuito e nuova stella del tennis italiano. La sua risposta, sebbene non sia una apertura incondizionata, segna una netta discontinuità rispetto al categorico rifiuto che ci si potrebbe attendere da chi esce da un’esperienza così totalizzante.
La strizzata d’occhio al mondo azzurro
«Dovrei riflettere», dichiara Ferrero, lasciando cadere nel discorso un ponderato «non si sa mai» che, per la sua natura sospesa, basta a gettare un’ombra di curiosità sullo scenario. Pur ribadendo che «ora non è il momento» per qualsiasi decisione, il solo fatto di ammettere la necessità di una riflessione specifica su un nome così prestigioso e simbolico rappresenta un dato significativo. È come se, uscendo dalla stretta cerchia del rapporto con Alcaraz, lo spagnolo si stesse già concedendo di valutare l’intero panorama delle opportunità, senza preclusioni dettate dai rivalismi sportivi. Una presa di posizione che, per quanto cauta, non può non essere interpretata come un messaggio di disponibilità verso un nuovo capitolo della carriera, da scrivere forse con inchiostro diverso.




