Narcotraffico e armi a Crotone, il video del blitz e la raffica di arresti
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Redazione Interno
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Sono quattordici le persone finite in manette, all'alba, nel corso di una vasta operazione della Polizia di Stato che ha inferto un colpo durissimo a un sodalizio criminale radicato nel crotonese, con base logistica e operativa a Isola di Capo Rizzuto. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e condotta sul campo dalla Squadra Mobile di Crotone, ha portato alla luce l'esistenza di un'associazione per delinquere dedita in maniera sistematica al traffico di stupefacenti, un'attività illecita gestita con metodi quasi imprenditoriali e con un fittissimo reticolo di fornitori e pusher. Gli agenti, supportati da oltre cento unità, da unità cinofile e da un elicottero del V Reparto Volo, hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip, che ha riconosciuto la gravità del quadro indiziario raccolto dagli investigatori nel corso di mesi di appostamenti, pedinamenti e serrate intercettazioni.
Gli ingenti guadagni e il "centralino" della droga
Le indagini, che hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati di ventidue soggetti, hanno delineato i contorni di un'organizzazione ben oliata, in grado di movimentare ingenti quantitativi di sostanza stupefacente e di generare profitti milionari. Nel corso delle perquisizioni, effettuate contestualmente all'arresto, gli agenti hanno sequestrato circa quindici chili di droga tra cocaina, marijuana e hashish, ma è dalle intercettazioni telefoniche e ambientali che emerge con chiarezza la dimensione economica del fenomeno: Raffaele Gualtieri, considerato dagli inquirenti uno dei vertici dell'organizzazione, viene intercettato mentre quantifica i guadagni giornalieri derivanti dallo smercio della cocaina, parlando senza infingimenti di introiti che oscillavano tra i duemila e i cinquemila euro al giorno, con una base fissa di almeno duemila euro garantita. I pusher, per non destare sospetti, avevano elaborato un linguaggio in codice per le ordinazioni, come emerso dalle carte dell'inchiesta, utilizzando paradigmi temporali in luogo di quelli monetari: richiedere "quindici minuti" o "un venti abbondante" significava, nella sostanza, ordinare una dose da quindici o venti euro, in un viavai continuo di clienti che rendeva il domicilio degli indagati una vera e propria piazza di spaccio.
Il ruolo centrale della famiglia Gualtieri e l'operatività inarrestabile
Il nucleo duro dell'organizzazione, secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia, ruotava attorno alla figura di Raffaele Gualtieri, trentatreenne, ritenuto il promotore e l'organizzatore degli affari illeciti, e ad alcuni suoi stretti familiari, finiti in carcere assieme a lui. La moglie Giuseppina Muto, trentenne, e il fratello minore Paolo Gualtieri, di ventiquattro anni, sarebbero stati pienamente inseriti nelle dinamiche dello spaccio, tanto che il Giudice per le indagini preliminari ha sottolineato, nelle motivazioni dell'ordinanza, la spregiudicatezza del clan, capace di proseguire la vendita di stupefacenti senza soluzione di continuità. L'attività criminale non si arrestava nemmeno dopo gli arresti in flagranza di alcuni membri, e nemmeno durante i periodi di detenzione domiciliare, una resilienza operativa che ha reso necessario l'uso della custodia cautelare in carcere come unico strumento per interrompere i rifornimenti quotidiani di droga.
Il rinvenimento di armi e il contesto del blitz "Last Minute"
Oltre allo stupefacente, durante le perquisizioni scattate nelle prime ore del mattino, sono state rinvenute e sequestrate anche armi illegalmente detenute, abilmente occultate nelle pertinenze delle abitazioni dei principali indagati. Un elemento, questo, che ha ulteriormente aggravato la posizione dei destinatari delle misure, confermando la pericolosità di una rete criminale che non si limitava al traffico di droga ma era pronta a difendere i propri interessi con la forza intimidatrice delle pistole. L'operazione, ribattezzata "Last Minute" dagli investigatori, rappresenta un intervento mirato della Direzione Distrettuale Antimafia che ha visto impiegate in modo sinergico diverse articolazioni della Polizia di Stato, tra cui il Reparto Prevenzione Crimine di Cosenza e le Questure di Reggio Calabria, a dimostrazione di come il contrasto alla criminalità organizzata richieda uno sforzo coordinato e risorse ingenti per penetrare le maglie di un tessuto criminale radicato e pervasivo.




