Crisi al San Raffaele, l'amministratore Galli si dimette dopo il caos in terapia intensiva
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Redazione Interno
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Una bufera improvvisa, che in poche ore ha travolto la stabilità di una delle istituzioni sanitarie più note in Italia, ha portato alle dimissioni dell’amministratore unico dell’ospedale San Raffaele di Milano, Francesco Galli. Il manager, la sera dell’8 dicembre, ha rassegnato il suo incarico a seguito di un consiglio di amministrazione urgente, convocato d’imperio dal Gruppo San Donato, l’ente di riferimento dell’IRCCS. La decisione, maturata all’unanimità, non è stata che l’epilogo formale di una crisi esplosa nella notte tra il 6 e il 7 dicembre, quando una serie di gravi disservizi nei reparti di cure intensive – nello specifico, nel modulo noto come “Iceberg” – hanno fatto precipitare una situazione già da tempo considerata critica da molti.
Il nodo della gestione del personale esterno
Al centro della controversia, che ha visto il moltiplicarsi di segnalazioni e proteste anche attraverso i canali digitali, si troverebbero alcuni errori commessi da infermieri appartenenti a una cooperativa esterna, ai quali è demandato parte del servizio. Questi episodi, sebbene i dettagli operativi non siano stati divulgati nel dettaglio, hanno prodotto una condizione di emergenza in più unità di terapia intensiva, mettendo a repentaglio la regolarità delle cure e alimentando un clima di forte allarme. Il fatto che il personale dipendente da società terze operi in reparti così delicati, del resto, rappresenta un elemento ricorrente nel dibattito sulla sostenibilità del servizio sanitario, il quale, pur dovendo garantire standard elevatissimi, spesso si scontra con logiche di contenimento della spesa.
Una crisi annunciata e l'azione del gruppo
La defenestrazione di Galli, per quanto rapida, giunge al termine di un periodo durante il quale si erano accumulati malumori e segnali di cedimento strutturale, con dimissioni di professionisti interni e lamentele riguardanti la qualità dell’assistenza. La stessa nota diffusa dal Cda del Gruppo San Donato, perentoria nel definire “gravi” i fatti accaduti, lascia intendere come la frattura fosse ormai insanabile e come la dirigenza abbia voluto operare una netta discontinuità, assumendosi la responsabilità politica dell’accaduto. Si tratta di una mossa che, al di là delle immediate conseguenze gestionali, mira a ricostruire una fiducia minata non solo all’interno dell’organizzazione, ma anche presso l’opinione pubblica, la quale da tempo guarda con preoccupazione agli sviluppi della sanità lombarda.
Le implicazioni per il futuro prossimo dell'istituto
L’ospedale, che dalla sua fondazione ha costruito una reputazione di eccellenza nella ricerca e nella cura, si trova dunque a un bivio, costretto a riorganizzare la propria governance nel mezzo di una tempesta perfetta. La ricerca di un nuovo equilibrio, che dovrà passare necessariamente attraverso una rivisitazione dei modelli di gestione del personale e delle risorse, rappresenta la sfida più urgente per chi assumerà la guida. La vicenda, al di là dei singoli risvolti giudiziari o disciplinari che potrebbero emergere, ha il sapore amaro di un monito per l’intero sistema, spesso logorato dalla tensione tra qualità del servizio e imperativi di bilancio.




