Trump valuta il ritiro delle truppe Usa dall’Europa e lo stop alla difesa per gli alleati “spendaccioni”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Casa Bianca sta valutando una ristrutturazione radicale dell’architettura di sicurezza europea, con misure che spaziano dal concreto ridispiegamento delle truppe fino all’azzeramento delle garanzie offerte dal cosiddetto “ombrello nucleare” americano. Secondo quanto riferito dal Telegraph, fonti vicine all’amministrazione confermano che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta esaminando un “modello pay-to-play” – letteralmente “paga per giocare” – volto a escludere dalle decisioni strategiche dell’Alleanza quei membri che non intendono adeguarsi alla nuova soglia di spesa del 5% del Pil richiesta per la Difesa. Una proposta, questa, che non si limiterebbe a un semplice taglio dei fondi, ma colpirebbe il cuore pattizio del Trattato Nord Atlantico: la clausola di difesa reciproca sancita dall’articolo 5 potrebbe non essere più automatica per i “morosi”, trasformando di fatto l’alleanza militare in un consorzio selettivo basato esclusivamente sul contributo finanziario.

Le ritorsioni allo studio, come si legge nei dossier circolati tra i funzionari della Casa Bianca, sono strettamente legate al rifiuto opposto da diversi alleati europei – in primis Spagna e Regno Unito – di partecipare alle operazioni navali nello Stretto di Hormuz. Un rifiuto che, nelle dichiarazioni pubbliche rilasciate a Miami e sui social network, Trump ha definito come un atto di “codardia”, aggiungendo che, senza il coinvolgimento degli Stati Uniti, l’Alleanza Atlantica si ridurrebbe a una “tigre di carta”. “Perché dovremmo essere lì per loro se loro non sono stati lì per noi?”, ha chiesto il presidente a margine di un forum imprenditoriale, lasciando intendere che Washington potrebbe presto rivedere drasticamente il proprio contributo finanziario e militare all’organizzazione.

Lo scoglio Hormuz e la rabbia per la “mancata solidarietà”

Alla base di questa escalation verbale, destinata a tradursi in atti concreti di politica estera, vi è la gestione del conflitto in corso con l’Iran e la conseguente crisi del traffico marittimo nel Golfo Persico. L’amministrazione Trump aveva richiesto formalmente il dispiegamento di navi da guerra degli alleati per riaprire lo stretto di Hormuz, un’arteria vitale per il traffico energetico globale. Tuttavia, la risposta ricevuta è stata, a detta delle fonti, “inaccettabile”. In particolare, la decisione del governo spagnolo di vietare l’utilizzo delle proprie basi militari per le operazioni contro Teheran, così come le iniziali titubanze del premier britannico Keir Starmer riguardo all’uso della base di Diego Garcia, hanno generato una “frustrazione molto reale” all’interno del Pentagono.

“La frustrazione che abbiamo provato nei confronti degli europei è stata molto reale”, ha confidato una fonte dell’amministrazione al quotidiano britannico. “Qualsiasi Paese che non contribuisca con il 5% non dovrebbe avere il diritto di voto sulle future spese della Nato”. Questo approccio, che ribalta il principio di solidarietà su cui l’Alleanza è stata fondata nel 1949, prevede che anche la possibilità di invocare l’Articolo 5 – di fatto l’intervento diretto degli Stati Uniti in difesa di un territorio attaccato – venga subordinata al raggiungimento della quota di Pil destinata agli armamenti.

Dal 2 al 5%, il nuovo diktat di Washington

La soglia del 5% non è stata fissata casualmente. Dopo aver imposto con successo, durante il suo primo mandato, il raggiungimento del 2% (obiettivo che oggi tutti i 32 membri hanno formalmente raggiunto, seppur con margini diversi), Trump ha spostato l’asticella molto più in alto. L’obiettivo, discusso al vertice dell’Aia e ribadito dal segretario generale Mark Rutte in vista del prossimo summit di Ankara, richiederebbe a Paesi come l’Italia o la Spagna – che storicamente viaggiano su percentuali inferiori alla media – di raddoppiare o triplicare gli attuali stanziamenti per la Difesa.

La Gran Bretagna, nonostante sia considerata uno dei pilastri militari dell’Europa, si trova anch’essa nel mirino. Il rapporto annuale della Nato ha rilevato che Londra, pur spendendo il 2,33% del Pil, contribuisce in maniera proporzionalmente inferiore rispetto ad altri 13 alleati, un dato che le fonti di Trump hanno definito “inaccettabile” alla luce delle pretese britanniche di mantenere un ruolo di primo piano nelle decisioni strategiche. L’ipotesi di un ritiro delle truppe dalla Germania, una minaccia già ventilata in passato, tornerebbe quindi a essere concreta per riequilibrare un rapporto che il presidente americano considera ormai sbilanciato e non più sostenibile per il contribuente statunitense.

La lezione del conflitto e i “codardi” dell’asse atlantico

Se la Nato, come ha ricordato il presidente, “dal 1958 ha esercitato un ruolo fondamentale come collante politico-militare tra le due sponde dell’Atlantico”, la gestione della crisi iraniana rappresenta ora il punto di rottura. Trump ha apertamente accusato i partner europei di voler beneficiare della stabilità garantita dalla potenza di fuoco americana senza assumersi i rischi del conflitto. “Così facile per loro, con così pochi rischi. Codardi, e noi ricorderemo”, ha scritto su Truth Social, trasformando la frustrazione strategica in un attacco diretto alla credibilità dell’intera organizzazione.

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